CANBERRA - Quasi un milione di australiani vive dopo una diagnosi di cancro, mentre i casi tra le persone più giovani continuano ad aumentare, secondo il quadro più dettagliato finora pubblicato sull’impatto della malattia nel Paese.

I dati dell’Australian Institute of Health and Welfare, diffusi oggi, indicano che alla fine del 2025 più di 969mila persone diagnosticate con un tumore erano ancora in vita. Le forme più comuni restano prostata, seno e melanoma; quelle più letali sono polmone, colon-retto e pancreas.

L’analisi conferma una crescita delle diagnosi nelle fasce d’età più giovani. Tra le persone nei 30 anni, i tassi sono aumentati negli ultimi 25 anni, soprattutto per effetto di più casi di tumore colorettale e tiroideo. Tra i quarantenni, l’incremento è legato a tiroide, seno, prostata, colon-retto e rene.

Il dato non cancella però un miglioramento del numero dei casi di sopravvivenza. La mortalità tra i quarantenni è scesa da 60 a 37 decessi ogni 100mila persone, mentre tra i trentenni è passata da 18 a 11. Il quadro indica quindi più diagnosi, ma anche una maggiore capacità del sistema sanitario di trattare molti tumori in età relativamente giovane.

L’istituto segnala anche alcuni progressi per le popolazioni aborigene. Gli australiani indigeni hanno ancora una probabilità doppia rispetto agli altri cittadini di ricevere diagnosi di tumori con bassa sopravvivenza, ma l’incidenza complessiva è in calo. I casi sono scesi da 342 ogni 100mila persone nel 2011 a 315 nel 2025; la mortalità è diminuita da 148 a 105 decessi ogni 100mila.

Justin Harvey, portavoce dell’AIHW, ha definito la raccolta dati la più completa finora disponibile sui risultati oncologici per le Prime Nazioni. Secondo Harvey, informazioni più precise su territorio, condizioni socio-economiche e diagnosi possono aiutare a individuare dove i divari sono più ampi e dove interventi mirati possono produrre risultati più concreti.

Restano però tumori con prospettive molto difficili. La sopravvivenza a cinque anni per i tumori cerebrali rimane sotto il 30%, con miglioramenti limitati rispetto ai primi anni Novanta. Il glioblastoma IDH-wildtype, la forma di cui è morto a giugno il patologo Richard Scolyer, rappresentava il 64% dei tumori cerebrali nel 2021 e aveva una sopravvivenza a cinque anni di appena il 6,3%.

Anche il cancro al pancreas mantiene una prognosi severa: tra il 2017 e il 2021 la sopravvivenza a cinque anni è stata del 14%.

Sul melanoma, il quadro resta diviso per età. I casi continuano ad aumentare tra gli over 50, mentre tra i più giovani sono in calo da tempo, un risultato attribuito anche alla campagna Slip Slop Slap lanciata negli anni Ottanta.