ATLANTA (Stati Uniti) - Prima Mbappé contro Yamal. Poi Messi contro Kane. La semplificazione sulle semifinali del Mondiale, che stanno per designare le duellanti della finale del 20 luglio a New York sotto gli occhi del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, rende l’idea. Mentre il presidente della Fifa, Gianni Infantino, non esclude che il Mondiale 2030, quello del centenario in Spagna, Portogallo e Marocco, si allarghi addirittura a 64 squadre, l’edizione extralarge americana a 48 è arrivata alla fase decisiva. Le sfide sono quelle annunciate dal ranking Fifa. Dopo la lunga scrematura si giocano infatti il titolo le prime quattro della classifica. A dare retta alla graduatoria, la Francia, che occupa il primo posto, è la favorita davanti all’Argentina seconda, nell’ipotetica rivincita di Qatar 2022. Ipotetica, ma nient’affatto scontata. Anche Spagna e Inghilterra, numero 3 e 4 della lista, si sentono legittimamente in grado di vincere il titolo: il loro brillante percorso autorizza l’ambizione.

Si comincia a Dallas con Francia-Spagna, lussuoso confronto tecnico e specchio di una rivalità che travalica il calcio. Entrambe giocano bene e sbandierano con orgoglio il gioco offensivo. La Francia di Deschamps, che dopo il torneo lascerà la panchina a Zidane, ha un quartetto d’attacco di formidabile qualità, guidato da Mbappé nel pieno della maturità d’atleta. Alle sue spalle regna l’abbondanza, col Pallone d’oro Dembélé, il fantasioso Olise e il prescelto del consueto ballottaggio tra Doué e Barcola. Due milanisti, il creativo Rabiot e il portiere nobile Maignan, conservano alla serie A un ruolo non marginale. La Spagna campione d’Europa non parte certo battuta e ricorda ai francesi che li ha da poco sconfitti per due volte in semifinale, all’Europeo 2024 e nella Nations League 2025. De la Fuente fa leva sulla compattezza del gruppo, morale e tattica. Il cospicuo possesso palla, eredità del tiki-taka riveduto e corretto, grazie anche a una fase difensiva per lo più impeccabile, indica la volontà di monopolizzare il pallone con i centrocampisti intercambiabili attorno al regista Rodri: Olmo, Pedri e l’ex Napoli, Fabián. In attacco il basco Oyarzabal è il fulcro, Merino il jolly goleador da estrarre nel finale (è successo con Portogallo e Belgio). E non si è ancora completamente acceso Yamal, stella un po’ nascosta con un solo gol segnato finora. Ha appena compiuto 19 anni e conta di farsi un regalo con la Francia.

Argentina-Inghilterra, ugualmente equilibrata, è attesa da 40 anni. Da quando, cioè, con la più celebre doppietta della storia, la furbata della mano de Dios e il fantastico slalom da metà campo, Diego Maradona costruì nei quarti di finale le basi per la vittoria a Messico ‘86. Il clima è cambiato, il genio intramontabile del 39enne Messi ha stemperato molta tensione: tra gli ammirati giocatori inglesi c’è la gara per avere la sua maglia a fine partita. Le attuali generazioni hanno quasi dimenticato la mano de Dios e lo stesso ricordo della guerra per le Falkland-Malvinas, le isole dell’Atlantico contese tra Regno Unito e Argentina, non genera più la conflittualità di allora. Però la rivalità sul campo resta accesa e l’Inghilterra si sente più forte, dopo avere superato la sorprendente Norvegia. Così come ha bloccato Haaland, il ct tedesco Tuchel conta di ingabbiare Messi e di liberare ancora l’estro di Bellingham, che dopo il due gol ai norvegesi si vuole candidare a migliore giocatore del Mondiale segnando ancora. Non è ovviamente d’accordo l’Albiceleste di Scaloni, che finora ha giocato maluccio, a ritmo lento, e si è aggrappata al suo eterno numero 10, anche se il sofferto 3-1 ai supplementari con la Svizzera è stato firmato dal redivivo Alvarez e dall’interista Lautaro Martinez.

Tra le incognite spiccano la temperatura con l’afa annunciata che potrebbe influire sull’intensità del gioco e sulla fatica delle quattro squadre spossate dal calendario e dalle trasferte, e gli arbitraggi. È stato finora anche il Mondiale delle polemiche arbitrali, delle accuse al presidente statunitense Trump di ingerenza nelle questioni di competenza della Fifa di Infantino (vedi caso Balogun, con la riabilitazione dell’attaccante statunitense dalla squalifica) e un imbarazzante incidente tecnologico, con l’urto determinante del pallone, non rilevato dal sensore, al cavo di una telecamera durante Inghilterra-Norvegia. Due semifinali epiche potrebbero cancellare un po’ delle ombre.