WASHINGTON – L’ombra di Jeffrey Epstein torna a perseguitare Donald Trump. Mentre un’indagine del New York Times rivela che JP Morgan agevolò gli illeciti traffici sessuali dell’ex finanziere, i democratici della Camera pubblicano la presunta lettera di compleanno firmata dal Presidente all’amico Epstein.

La missiva, raccolta in un album per i 50 anni del finanziere, è stata ottenuta dalla commissione di sorveglianza della Camera, che nelle scorse settimane aveva emesso un mandato di consegna di vari documenti ai legali che curano i beni di Epstein.

La lettera oscena e i suoi contenuti erano stati svelati a luglio dal Wall Street Journal, scatenando l’ira di Trump. Il Presidente aveva negato seccamente che la lettera fosse la sua e aveva fatto causa per 10 miliardi al quotidiano e al suo editore Rupert Murdoch.

E anche stavolta la Casa Bianca, riporta la Cnn, nega: la firma nella lettera pubblicata dalla commissione di sorveglianza della Camera “non è di Donald Trump”. “Questa è la lettera che Donald Trump aveva detto non esistere. Ancora una volta sta mentendo agli americani e sta manovrando la Casa Bianca per coprire” i fatti, ha attaccato il deputato democratico Robert Garcia poco dopo la pubblicazione della missiva.

Il messaggio per i 50 anni di Epstein risale al 2003 ed è stato racchiuso in un album ad hoc da Ghislaine Maxwell, la complice del finanziere che sta scontando 20 anni di carcere. Il testo dattiloscritto è contenuto nella sagoma di una donna nuda disegnata con un pennarello spesso, con due archi a indicarne il seno. E la firma Donald sotto la vita, a ricordare i peli pubici. “Buon compleanno, e che ogni giorno possa essere un meraviglioso segreto”, ha scritto Trump a Epstein.

La pubblicazione del messaggio aumenta la pressione sul Presidente, che per alcune settimane era riuscito a mettere a tacere lo spinoso dossier. La missiva arriva mentre il New York Times ha pubblicato la sua indagine sul ruolo di JP Morgan negli affari di Epstein, e lo speaker della Camera Mike Johnson ha ritrattato la sua affermazione secondo cui il tycoon fu un informatore dell’Fbi nella vicenda dell’ex finanziere.

Secondo il Nyt, i dipendenti avevano lanciato l’allarme su come Epstein stesse utilizzando la banca per cui lavoravano, ma i loro avvertimenti rimasero inascoltati. In almeno quattro occasioni, quando i dirigenti di JP Morgan furono informati di queste preoccupazioni e appresero che Epstein era presumibilmente sotto inchiesta federale, decisero di continuare a fare affari con lui. Più volte, la banca ha creduto alle rassicurazioni di Epstein e dei suoi avvocati sul fatto che non fosse coinvolto nel traffico di esseri umani.