TEL AVIV - Le immagini diffuse sui canali social dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano, l’estremista di destra Itamar Ben-Gvir, hanno sollevato un’ondata globale di sdegno e provocato una durissima crisi diplomatica.  

Nel filmato, intitolato dal ministro “Ecco come accogliamo i sostenitori del terrorismo”, Ben-Gvir visita il porto di Ashdod deridendo e umiliando pubblicamente le centinaia di attivisti internazionali della Global Sumud Flotilla, sequestrati dai militari israeliani (Idf) in acque internazionali e trasferiti in territorio israeliano. 

La Flottiglia (la più grande organizzata finora) era salpata dalla località costiera turca di Marmaris diretta a Gaza, con un convoglio di oltre 50 imbarcazioni e 428 cooperanti provenienti da 44 Paesi differenti. 

Nei video pubblicati, gli attivisti appaiono ammanettati con fascette di plastica, bendati, costretti a stare in ginocchio con il volto a terra all’interno di un magazzino, mentre dagli altoparlanti viene diffuso l’inno nazionale israeliano (Hatikva). Nel filmato si vede la polizia israeliana spingere e trascinare con la forza i fermati sul pavimento del porto. 

“Sono arrivati con grande orgoglio, grandi eroi, e guardate come sono ora: niente eroi o altro, sono sostenitori del terrorismo. Chiedo a Netanyahu di consegnarmeli a lungo, li mettiamo nelle carceri dei terroristi”, dichiara Ben-Gvir nel video, esultando con frasi come “Benvenuti in Israele, siamo i padroni di casa” e “Il popolo d’Israele vive”. 

In un altro spezzone, una giovane attivista che grida “Free Palestine” viene violentemente sbattuta a terra e trascinata via dagli agenti mascherati. Verso la fine della registrazione, mentre si sente una donna urlare e implorare, il ministro si rivolge alle forze dell’ordine dicendo: “Non lasciatevi turbare dalle loro urla. Ottimo lavoro. Ecco come si fa”. 

Il caso ha aperto una vistosa crepa nello stesso esecutivo di Tel Aviv. Il premier Benjamin Netanyahu ha cercato di correre ai ripari diffondendo una nota ufficiale di parziale dissociazione: “Israele ha tutto il diritto di impedire alle flottiglie provocatorie di sostenitori del terrorismo di Hamas di entrare nelle nostre acque territoriali e raggiungere Gaza. Tuttavia, il modo in cui il Ministro Ben Gvir ha trattato gli attivisti della flottiglia non è in linea con i valori e le norme di Israele. Ho dato istruzioni alle autorità competenti di espellere i provocatori il prima possibile”. 

In un comunicato ufficiale, gli organizzatori della Global Sumud Flotilla hanno definito “vergognoso e riprovevole” il trattamento inflitto ai cooperanti, descritti come “uomini e donne costretti a terra, umiliati ed esposti come trofei”. 

Le immagini di Ashdod hanno spinto i governi europei e occidentali a intraprendere immediate e formali azioni di protesta contro le autorità israeliane. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, ha espresso profonda indignazione convocando d’urgenza l’ambasciatore israeliano a Parigi: “Il comportamento di Ben Gvir, denunciato dagli stessi colleghi del governo israeliano, è inammissibile e inaccettabile. La sicurezza dei nostri connazionali è una priorità costante; qualunque cosa si pensi di questa flottiglia, sulle cui iniziative abbiamo espresso a più riprese disapprovazione, i nostri connazionali devono essere trattati con rispetto e liberati al più presto”. 

Sulla stessa linea l’ambasciatore tedesco in Israele, Steffen Seibert, che d’intesa con il viceministro degli Esteri Johann Wadepuhl ha commentato su X: “È positivo sentire molte voci israeliane denunciare con chiarezza questa condotta per quello che è: totalmente inaccettabile e incompatibile con i valori fondamentali dei nostri Paesi”. 

Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha convocato per la seconda volta in meno di 24 ore l’incaricata d’affari israeliana a Madrid, Dana Erlich (massima autorità diplomatica dopo il reciproco ritiro degli ambasciatori avvenuto nel maggio 2024 in seguito al riconoscimento dello Stato di Palestina). Parlando ai giornalisti a Berlino, Albares ha definito il video “mostruoso, vergognoso, disumano e indegno”, confermando che a bordo della Flottiglia vi sono ben 44 cittadini spagnoli. Il ministro ha trasmesso a Israele “tutta la nostra ripugnanza per questo trattamento assolutamente abominevole” esigendo formali “scuse pubbliche”. 

La ministra degli Esteri irlandese, Helen McEntee, si è detta sconvolta dal trattamento riservato ai partecipanti, tra cui figurano 13 cittadini irlandesi detenuti illegalmente dall’Idf. Tra questi c’è Margaret Connolly, sorella della presidente del Parlamento irlandese Catherine Connolly. 

La stessa presidente Connolly si è detta profondamente preoccupata, diffondendo un video registrato dalla sorella Margaret prima dell’arrembaggio in cui affermava che l’intercettazione avrebbe significato il suo “rapimento da parte delle forze di occupazione israeliane”. Il primo ministro irlandese Micheál Martin ha condannato fermamente l’operazione militare in acque internazionali e ha annunciato: “Il governo ha espresso alle autorità israeliane la propria preoccupazione e discuterà con i partner dell’Unione Europea su come garantire la sicurezza e il benessere dei nostri cittadini. Chiediamo l’immediato rilascio”. 

La ministra degli Esteri britannica, Yvette Cooper, si è detta “veramente sconvolta” da un video che “viola gli standard più elementari di rispetto e dignità”. Cooper ha chiarito che Londra ha chiesto spiegazioni formali a Tel Aviv e ha attivato l’assistenza consolare per le famiglie dei cittadini britannici coinvolti. 

Il ministro degli Esteri olandese, Tom Berendsen, ha definito le immagini “scioccanti e inaccettabili”. Ha riferito, inoltre, di aver sollevato il caso direttamente con il suo omologo israeliano Gideon Sa’ar e di aver ordinato la convocazione dell’ambasciatore a L’Aia, pur apprezzando il fatto che Netanyahu e Sa’ar abbiano preso le distanze da Ben-Gvir. 

Maxime Prevot, ministro degli Esteri belga, ha annunciato la convocazione dell’ambasciatore israeliano definendo la situazione “profondamente inquietante e inaccettabile”, data anche la presenza di cittadini belgi tra gli arrestati. 

Il ministero degli Esteri di Ankara ha emesso una nota durissima contro il governo Netanyahu, accusato di possedere una “mentalità violenta e barbara” e condannando “la violenza verbale e fisica perpetrata da un ministro israeliano contro i partecipanti della Global Sumud Flotilla, intercettata illegalmente in acque internazionali. Stiamo adottando tutte le misure necessarie con gli altri Paesi per garantire l’immediato e sicuro rilascio dei nostri 74 concittadini turchi arrestati”. 

Su ordine del ministro degli Esteri Giorgos Gerapetritis, Atene ha presentato una formale nota di protesta: “Il comportamento del ministro israeliano rivolto contro i civili è inaccettabile e da condannare. Chiediamo il pieno rispetto del diritto umanitario internazionale e invitiamo le autorità a procedere al rilascio immediato dei cittadini greci”. 

Oltreoceano, la ministra degli Esteri canadese Anita Anand ha convocato l’ambasciatore israeliano a Ottawa, spiegando in una conferenza stampa telefonica che la vicenda è di estrema gravità: “Quello che abbiamo visto è profondamente preoccupante e assolutamente inaccettabile. È una questione che riguarda il trattamento umano dei civili e posso assicurarvi che il Canada agirà con assoluta urgenza”. 

Parole di eccezionale durezza sono arrivate anche dall’Asia. Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha attaccato frontalmente il sequestro delle navi umanitarie, definendolo “disumano ed estremo” poiché avvenuto fuori dalle acque territoriali israeliane: “Siamo stati pazienti troppo a lungo, si sono spinti troppo oltre. Dobbiamo affrontare la questione rigorosamente secondo le regole internazionali”.

Durante un briefing, Lee ha chiesto conferma al suo consigliere per la sicurezza nazionale, Wi Sung-lac, circa l’esistenza di un mandato di arresto internazionale della Corte penale internazionale (Cpi) contro il premier israeliano. Ricevuta risposta affermativa, il presidente sudcoreano ha dichiarato pubblicamente che questo status rende Netanyahu “un criminale di guerra”.