C’è qualcosa di profondamente rassicurante nel gesto di aprire un libro. Un rito silenzioso che resiste al tempo, alle notifiche incessanti, alla velocità con cui oggi scorrono immagini accattivanti e parole sugli schermi. E mentre il mondo sembra correre sempre più verso il digitale, tra algoritmi e letture mordi e fuggi, c’è ancora chi continua a credere nella forza concreta della carta stampata: nel profumo inconfondibile dell’inchiostro, nella consistenza ruvida di una pagina, nel fascino di una copertina che custodisce – quasi fosse un segreto – mondi inesplorati, celati dietro di essa. È da questa fedeltà quasi romantica all’oggetto libro che prende forma Bruno, raffinata realtà editoriale indipendente veneziana fondata da Andrea Codolo e Giacomo Kovacic, ospiti a Melbourne in occasione della Melbourne Design Week e dell’International Art Book Fair della National Gallery of Victoria.

Arrivati direttamente da Venezia grazie al sostegno dell’Istituto di Cultura Italiano di Melbourne, in collaborazione con la Monash University e la National Gallery of Victoria, i due fondatori hanno raccontato ai microfoni di Rete Italia il percorso di una realtà che, partita come studio di graphic design nel 2013, è diventata negli anni una delle voci più interessanti dell’editoria indipendente contemporanea italiana. Oggi Bruno conta oltre settanta pubblicazioni tra libri d’artista, saggi critici e cataloghi dedicati all’arte contemporanea, oltre a uno spazio libreria specializzato nel cuore della città lagunare.

“Bruno nasce in modo molto semplice dalla condivisione del lavoro come progettisti grafici”, racconta Andrea Codolo ripercorrendo gli inizi del progetto insieme a Kovacic. Un sodalizio nato tra Venezia e Treviso, cresciuto negli ambienti universitari e trasformato presto in qualcosa di più di uno studio creativo. “Non volevamo uno spazio chiuso, privato. Cercavamo un luogo aperto, ibrido, dove poter accogliere persone, idee, incontri”.

È proprio questa dimensione permeabile, quasi organica, ad aver definito negli anni l’identità di Bruno. Una libreria-studio dove il confine tra lavoro, dialogo e scoperta si dissolve continuamente. Un luogo che riflette perfettamente anche l’anima di Venezia, città che – spiegano i due editori – ha plasmato profondamente il loro approccio creativo.

“Venezia mantiene vivo il dialogo – osserva Kovacic –. È una città che ti obbliga all’incontro. Devi essere sempre pronto a salutare qualcuno, a fermarti, ad accogliere l’imprevisto. E questa dinamica entra inevitabilmente anche nel nostro modo di lavorare”.

Nel tempo, Bruno è diventata anche una piccola finestra italiana sull’editoria internazionale indipendente. “All’epoca in Italia non esisteva una grande distribuzione di questo tipo di pubblicazioni”, spiegano. Da qui la scelta di importare volumi e riferimenti scoperti in città come Berlino, Londra e Parigi, trasformando il loro bookshop veneziano in uno spazio pionieristico per gli appassionati di editoria contemporanea.

Ma è soprattutto il rapporto fisico con il libro a rimanere centrale nella loro visione. Contrastando la smaterializzazione dei contenuti, Bruno continua infatti a difendere il valore tattile della stampa, soprattutto nell’ambito dell’arte contemporanea.

“La stampa fatta in un certo modo ha ancora un enorme valore – sottolineano –. Sul digitale è difficile replicare la sensazione di possedere davvero qualcosa. Un libro resta un oggetto vivo, qualcosa che possiamo conservare, offre il piacere dell’inaspettato”.

Non c’entra solo la nostalgia. È piuttosto una riflessione culturale sul tempo lento della lettura, sull’esperienza estetica del libro come opera autonoma, capace di esistere oltre la funzione documentativa. Un principio che guida anche la loro produzione editoriale: dai libri d’artista alle pubblicazioni dedicate alle arti performative, settore sul quale oggi Bruno concentra molta della propria ricerca.

“Cerchiamo sempre di fare in modo che un catalogo abbia una vita propria, indipendente dalla mostra – spiegano –. Non vogliamo che sia soltanto documentazione, ma uno strumento di dialogo”.

La presenza a Melbourne nasce proprio da questo spirito di scambio culturale. Invitati dal docente della Monash University Warren Taylor, conosciuto a Venezia durante una summer school, Andrea e Giacomo hanno partecipato a workshop, talk e incontri nell’ambito della Melbourne Design Week. Tra i progetti presentati anche un’iniziativa che mette in connessione studenti italiani e australiani attraverso suggerimenti di lettura, citazioni e riferimenti condivisi in una pubblicazione collettiva nata come ponte creativo tra Urbino e Melbourne. Un dialogo tra mondi lontani che, ancora una volta, passa attraverso le pagine di un libro. “Ci piace lavorare con l’idea che lo studio possa creare connessioni già da subito – conclude Kovacic –. Mettere in contatto studenti dall’altra parte del mondo attraverso i libri è qualcosa di estremamente prezioso, che va protetto”.