TORINO - Luciano Spalletti ha mal digerito la sconfitta di domenica scorsa in casa contro la Fiorentina che ha seriamente precluso la missione Champions League sua e della Juventus.

Un obiettivo per cui era stato chiamato a fine ottobre in sostituzione di Igor Tudor e che sembrava pienamente alla portata soprattutto dopo gli ultimi sviluppi, con le rivali che avevano a turno frenato favorendo proprio i bianconeri.

Il ko contro i viola ha fatto crollare le certezze del tecnico di Certaldo che ora sta riflettendo anche sul suo futuro alla guida dei bianconeri. Indipendentemente da quello che diranno gli ultimi 90 minuti di campionato, la proprietà sembra orientata a confermare il tecnico, figura che di sicuro ha meno colpe di tutti, ma è Spalletti a non essere convinto della possibilità di rimanere. Almeno, non se certe condizioni non saranno soddisfatte.

Ha bisogno di avere piena fiducia nelle scelte e di poter creare un progetto supportato. Se così non fosse, è pronto anche a rinunciare al prolungamento contrattuale di due anni appena firmato.

In un momento in cui si prospetta una nuova e difficile ricostruzione, perdere un riferimento come quello della guida tecnica comporterebbe un nuovo sforzo anche per proprietà e società.

Già, perché per costruire una squadra che sia più competitiva di quella attuale andrebbe prima di tutto individuato un allenatore che possa dare indicazioni sulle scelte da compiere per non ritrovarsi nuovamente in una situazione come quella di Spalletti che ha dovuto mettersi alla guida di una “macchina” non sua e che, cercando di porre le basi di un nuovo progetto tattico, quando ha domandato un determinato rinforzo nel mercato di gennaio (un centravanti, ndr) non è stato accontentato.

E come al termine della stagione, uno dei nomi che viene accostato alla Juventus è quello di Antonio Conte ormai ai titoli di coda a Napoli e attratto anche dalla possibilità di tornare a guidare la Nazionale.