ROMA - Il disegno di legge sul fine vita torna a rallentare il suo percorso in Senato dopo che la maggioranza ha aperto alla possibilità di presentare nuovi emendamenti, nonostante fosse già stata fissata al 3 giugno la data per l’avvio dell’esame in Aula.
La novità, sostenuta soprattutto da Forza Italia, rischia ora di allungare ulteriormente i tempi di approvazione della legge che dovrebbe disciplinare per la prima volta in Italia il suicidio medicalmente assistito.
Il prossimo passaggio è previsto per il 26 maggio, quando le commissioni Giustizia e Affari sociali dovrebbero stabilire il termine per la presentazione delle modifiche.
L’ipotesi è che la scadenza venga fissata almeno una settimana o dieci giorni dopo, cioè a ridosso del 3 giugno. A quel punto il centrodestra potrebbe chiedere più tempo per concludere l’esame del testo modificato, facendo slittare di fatto l’approdo in Aula.
Le opposizioni accusano la maggioranza di voler prendere tempo. “Così si rischia di affossare una legge che la Corte costituzionale chiede da anni”, ha dichiarato il senatore del Partito democratico Alfredo Bazoli, primo firmatario del testo delle minoranze.
Sulla stessa linea la vicepresidente del Senato Mariolina Castellone del Movimento 5 Stelle. “Chi è in attesa di questa legge, purtroppo, tempo non ne ha”, ha osservato.
Il confronto interno alla maggioranza si concentra soprattutto sul ruolo del Servizio sanitario nazionale nella procedura del suicidio medicalmente assistito.
Forza Italia starebbe lavorando a una mediazione che consentirebbe di affidare il supporto alle persone che chiedono di accedere al fine vita anche a un medico di fiducia esterno, operante in regime di intramoenia e quindi a pagamento.
L’ipotesi punta a superare la contrarietà di Fratelli d’Italia all’idea che il fine vita possa essere considerato una prestazione erogata direttamente dal Servizio sanitario nazionale, mantenendo però un coinvolgimento delle strutture pubbliche.
Ad anticipare il contenuto delle possibili modifiche è stata la capogruppo di Forza Italia al Senato, Stefania Craxi, che fa parte della commissione Giustizia.
“Il medico generico può farlo anche intramoenia e in un ospedale pubblico”, ha spiegato Craxi, purché vi siano “volontarietà e gratuità” del servizio prestato.
Il testo delle opposizioni, presentato da Alfredo Bazoli, prevede invece esplicitamente “il supporto e controllo del Servizio sanitario nazionale”.