WASHINGTON – Le forze statunitensi hanno condotto ella notte una nuova offensiva contro installazioni iraniane, colpendo centri di comando, siti missilistici e strutture delle Guardie rivoluzionarie dopo il fallimento della breve pausa osservata all’inizio della settimana.
Secondo il Comando centrale americano (CENTCOM), l’operazione è iniziata alle 3:30, ora iraniana, e si è protratta per circa due ore. I bombardamenti hanno raggiunto decine di obiettivi appartenenti al Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche, tra cui impianti per droni, sistemi di sorveglianza costiera, difese marittime e infrastrutture militari.
Il comando ha definito l’attacco una risposta ai tentativi iraniani di colpire le forze americane dislocate nella regione. Oltre 50mila militari statunitensi si trovano al momento in Medio Oriente e, secondo il CENTCOM, restano in stato di massima prontezza.
Donald Trump aveva anticipato una reazione molto pesante, affermando nello Studio Ovale che era arrivato “il nostro turno”. Il presidente ha usato toni ancora più espliciti in una telefonata con Fox News, mai trasmessa integralmente.
La rappresaglia segue i lanci iraniani contro tre navi nello Stretto di Hormuz e un attacco diretto alle truppe americane in Giordania. Il CENTCOM ha riferito che tutti i missili erano stati intercettati, ma le basi statunitensi nel Regno hashemita sono diventate uno degli obiettivi principali di Teheran. Tre militari americani sono morti nel corso del mese, il bilancio più grave da marzo.
Il giorno precedente, Stati Uniti e Arabia Saudita avevano colpito gruppi sostenuti dall’Iran nell’Iraq orientale, accusati di avere organizzato attacchi con droni contro impianti petroliferi sauditi.
Le Popular Mobilisation Forces irachene hanno dichiarato che almeno 20 combattenti sono stati uccisi e 32 feriti. Le operazioni hanno segnato la prima partecipazione pubblica di Riad a bombardamenti congiunti con Washington.
Intanto, nel porto egiziano di Damietta, due navi hanno preso fuoco dopo un’esplosione attribuita dalla società Ambrey a un possibile drone. Una delle imbarcazioni era una cisterna galleggiante americana per lo stoccaggio di gas.
Anche lo Yemen rischia di entrare più direttamente nello scontro, dopo che gli Houthi hanno annunciato un blocco navale contro l’Arabia Saudita.
Il ministro della Difesa saudita ha incontrato il vicepresidente statunitense JD Vance, invitando Washington a non estendere ulteriormente le operazioni in Iraq o contro gli Houthi. Secondo fonti citate da Reuters, una simile scelta aprirebbe scenari difficili da controllare.