LA PAZ – La magistratura boliviana ha ordinato ieri (ora locale) l’arresto dell’ex presidente Evo Morales, accusato di avere favorito le mobilitazioni che per settimane hanno bloccato strade, rifornimenti e attività economiche in diverse aree del Paese.

Il procuratore generale Roger Mariaca ha spiegato che il provvedimento riguarda un’indagine sulle decine di barricate erette durante le manifestazioni di maggio e giugno. Le proteste avevano provocato gravi carenze di carburante, generi alimentari e medicinali in alcune città.

Il procedimento nasce da una denuncia per “insurrezione armata” e “terrorismo” presentata da un raggruppamento conservatore di dirigenti civici e imprenditori nei confronti di Morales, il sindacalista Mario Argollo e l’esponente indigeno Vicente Salazar. Una parte del governo si è successivamente associata all’azione giudiziaria.

La mobilitazione era cominciata con le rivendicazioni di lavoratori, agricoltori e comunità indigene colpite dalla peggiore crisi economica attraversata dalla Bolivia da decenni. Con il passare delle settimane, le richieste si erano estese fino alle dimissioni del presidente Rodrigo Paz.

Il capo dello Stato, sostenuto dagli Stati Uniti, ha accusato Morales di avere orchestrato i disordini. Ha inoltre collegato l’ex presidente al traffico di droga, senza presentare pubblicamente elementi a sostegno dell’accusa.

Morales, primo leader indigeno nella storia della Bolivia, si trova nascosto nella regione del Chapare, principale centro della coltivazione della cocaina e sua tradizionale roccaforte politica.

L’ex presidente cerca anche di sottrarsi a un altro procedimento, nel quale è accusato di avere avuto rapporti con una ragazza di 15 anni e di avere avuto un figlio da lei durante il periodo al potere. Secondo l’accusa, i genitori della giovane avrebbero acconsentito alla relazione in cambio di benefici. Morales respinge integralmente le contestazioni.

Paz ha dichiarato in passato di voler organizzare un intervento nel Chapare, senza indicare tempi o modalità. Morales ha replicato che non esistono ragioni per un’operazione nella regione.

A giugno, il governo aveva posto fine alle proteste dichiarando lo stato d’emergenza, dispiegando l’esercito e vietando le manifestazioni. Eletto lo scorso anno con la promessa di risanare l’economia dopo due decenni di governi socialisti, Paz ha introdotto un programma di riduzione della spesa pubblica.

Le misure hanno incontrato una forte opposizione da parte di sindacati, coltivatori e organizzazioni indigene. Morales sostiene che le politiche economiche dell’esecutivo rischino di alimentare uno scontro civile.