CANBERRA – Pauline Hanson ha annunciato una proposta per impedire il rientro in Australia di presunti combattenti e donne con legami con lo Stato islamico, ampliando al tempo stesso i poteri di cancellazione e sospensione dei passaporti.

La leader di One Nation presenterà tra due settimane la “Protecting Australians from Foreign Terrorist Fighters Bill 2026”, già sottoposta ai senatori indipendenti nel tentativo di raccogliere consensi oltre il proprio partito.

Il testo introdurrebbe un Foreign Terrorist Fighter Exclusion Order, applicabile alle persone che abbiano volontariamente partecipato ad attività connesse al terrorismo all’estero oppure rappresentino un rischio inaccettabile per la comunità australiana.

Il ministro dell’Interno potrebbe rivolgersi alla Corte federale per ottenere il provvedimento, qualora strumenti meno restrittivi non fossero ritenuti sufficienti. Durante il procedimento verrebbero sospesi gli obblighi relativi ai permessi di rientro.

La proposta prevede inoltre un nuovo reato per chi organizza o facilita il ritorno non autorizzato di individui collegati a gruppi terroristici.

Hanson ha respinto le obiezioni sulla compatibilità costituzionale, sostenendo che il testo sia stato redatto con adeguate garanzie giuridiche. A suo giudizio, il vero fallimento consisterebbe nel non intervenire mentre persone ritenute pericolose tornano nel Paese.

One Nation non dispone tuttavia dei voti necessari per approvare la legge né alla Camera che al Senato, anche nell’ipotesi di un sostegno della Coalizione.

Il leader dell’opposizione Angus Taylor ha confermato di avere ricevuto una lettera da Hanson, ma le ha chiesto di appoggiare la proposta già avanzata dalla Coalizione.

Il deputato dei Nazionali David Littleproud ha condiviso l’obiettivo di rafforzare le misure, definendo però poco realistico il progetto senza l’assenso del governo Albanese. Ha inoltre ricordato che i cittadini australiani godono di diritti costituzionali che non possono essere rimossi con una semplice legge ordinaria.

La Coalizione preferisce modificare l’attuale sistema dei Temporary Exclusion Orders. Il portavoce per gli Affari interni Jonno Duniam ha contestato l’affermazione del ministro Tony Burke secondo cui l’Alta Corte avrebbe impedito di abbassarne la soglia, chiedendo al governo di indicare la sentenza pertinente.

Il confronto è tornato d’attualità dopo il rientro di almeno 16 donne provenienti dai territori controllati dall’ISIS dal 2022. Altri 13 cittadini australiani detenuti nelle carceri irachene, sospettati di avere combattuto per il gruppo, potrebbero essere prossimi alla liberazione.

Burke ha escluso qualsiasi assistenza governativa per il loro ritorno, affermando che Canberra non farà nulla per agevolare chi ha scelto di unirsi a organizzazioni terroristiche.