WASHINGTON – La Federal Reserve ha mantenuto il costo del denaro nell’intervallo tra il 3,5 e il 3,75 per cento, concedendosi altri due mesi per valutare l’andamento dei prezzi, del mercato del lavoro e dell’economia prima di decidere se tornare ad aumentare i tassi.
È la quinta riunione consecutiva senza modifiche e la seconda sotto la presidenza di Kevin Warsh, entrato in carica a maggio. La decisione ha però mostrato una spaccatura sempre più evidente all’interno del consiglio.
Beth Hammack, presidente della Federal Reserve di Cleveland, Neel Kashkari di Minneapolis e Lorie Logan di Dallas hanno votato contro, sostenendo la necessità di un rialzo immediato per contrastare un’inflazione rimasta oltre l’obiettivo del due per cento da più di cinque anni.
Warsh ha difeso la linea scelta e ha assicurato che l’istituto riporterà i prezzi entro il limite stabilito. Ha tuttavia riconosciuto che il risultato non potrà essere ottenuto con soluzioni rapide e ha affermato di avere maggiore fiducia nel percorso avviato rispetto alle prime settimane del mandato.
I mercati hanno reagito negativamente. Il Dow Jones Industrial Average ha perso oltre 1.100 punti, mentre il rendimento dei titoli del Tesoro a trent’anni ha registrato il maggiore incremento da più di un anno. Il movimento indica che gli investitori chiedono una remunerazione più alta per detenere debito a lunga scadenza e dubitano della capacità della Fed di domare i rincari.
Frances Donald, economista capo di RBC Capital Markets, ha osservato che il problema principale per Warsh riguarda ormai la credibilità. Più il presidente ribadisce l’impegno verso il due per cento senza intervenire, ha spiegato, più rischia di indebolire il messaggio.
L’inflazione annuale è scesa dal 4,2 per cento di maggio al 3,5 di giugno, ma restano numerosi fattori contrari: il nuovo aumento del petrolio, i dazi commerciali e la forte domanda legata alla costruzione dei centri dati per l’intelligenza artificiale.
Donald Trump continua a chiedere tassi più bassi, ma ha elogiato Warsh dopo la decisione, attribuendo la permanenza degli attuali livelli a un consiglio che ha definito politico.
Le previsioni restano divise. I mercati assegnano circa il 50 per cento di probabilità a un rialzo in settembre. Diane Swonk di KPMG prevede due rialzi entro fine anno, mentre Josh Hirt di Vanguard ritiene più probabile una pausa prolungata, anche perché la crescita dell’occupazione negli Stati Uniti sta rallentando.