CANBERRA – Gli australiani mostrano un livello di benessere sempre più fragile, segnato da incertezza economica, scarsa fiducia nei rapporti interpersonali e una percezione negativa della capacità dei governi di rispondere alle preoccupazioni della comunità.
Il sondaggio condotto nel mese di giugno dall’Australian National University (ANU) indica che la fiducia reciproca è scesa a 5,32 punti su una scala di dieci, il dato più basso registrato dall’inizio del decennio e inferiore persino ai livelli osservati durante le restrizioni per la pandemia di COVID-19.
Anche la soddisfazione media per la propria vita ha raggiunto il minimo da quando, nel 2023, l’università ha iniziato a porre regolarmente queste domande. Il rapporto parla di una “popolazione sottoposta a una notevole tensione”.
Il professor Nicholas Biddle, direttore della School of Politics and International Relations dell’ANU, ha dichiarato di essere rimasto sorpreso dalle proporzioni del deterioramento. L’università raccoglie dati sul benessere dal 2008, ma ha intensificato le verifiche dopo la pandemia.
Secondo Biddle, le condizioni degli ultimi anni continuano a essere instabili e difficili da prevedere. Crisi economiche, eventi internazionali e cambiamenti sociali si susseguono rapidamente, rendendo necessario comprendere in modo più accurato le conseguenze sulla vita quotidiana.
Il sondaggio, condotto su oltre 3.500 adulti, mostra inoltre un peggioramento del giudizio sul funzionamento della democrazia australiana. La quota di intervistati soddisfatti è diminuita di quasi tre punti percentuali, attestandosi al 62,8 per cento.
Il sostegno alla democrazia come forma di governo resta però solido e risulta in crescita. È salito dal 66,9 per cento del maggio 2025 al 72 per cento nel giugno 2026.
Per Biddle, gli australiani stanno quindi diventando più critici verso il modo in cui il sistema viene amministrato, senza rinunciare ai principi democratici. La distanza riguarda soprattutto la qualità delle decisioni, l’ascolto dei cittadini e la capacità delle istituzioni di affrontare problemi concreti.
Il rapporto rileva che gli indicatori di benessere non hanno subito nuovi crolli improvvisi, ma rimangono stabilizzati su valori molto bassi.
Secondo il docente, per recuperare credibilità i governi devono dimostrare maggiore attenzione verso le esigenze della popolazione. La debolezza della struttura economica, l’inadeguatezza di alcune politiche pubbliche e l’incertezza internazionale continuano infatti a incidere sulle prospettive personali e collettive.