ROMA - Il centrosinistra prova a definire le basi di un programma comune, ma il confronto tra i partiti comincia a mettere in evidenza differenze che vanno ben oltre la scelta del candidato che sfiderà Giorgia Meloni. Dal sostegno al reddito alla tassazione dei grandi patrimoni, dalle politiche del lavoro alla guerra in Ucraina, le forze di opposizione devono ancora trovare una sintesi tra orientamenti economici e politici che, al momento, sembrano difficilmente conciliabili. E mentre Partito democratico, Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi Sinistra cercano di accelerare il percorso, dall'area centrista arrivano le prime obiezioni.

A rendere più complesso il negoziato è soprattutto la pressione del Movimento 5 stelle per inserire nel programma una nuova misura strutturale di contrasto alla povertà, sul modello del reddito di cittadinanza. Giuseppe Conte considera il sostegno alle fasce economicamente più deboli uno dei punti qualificanti dell'identità politica del Movimento, anche alla luce delle conseguenze sociali dell'inflazione e dell'aumento del costo della vita.

Una prospettiva che incontra la disponibilità di Avs, ma suscita forti perplessità in Italia Viva. I renziani continuano a contestare l'impostazione del vecchio reddito di cittadinanza, preferendo strumenti di assistenza più selettivi e collegati a percorsi di inclusione lavorativa. Una distanza che rischia di riproporre all'interno della coalizione uno dei principali motivi di scontro della passata legislatura.

Non meno delicata è la questione fiscale. Alleanza verdi e sinistra insiste sulla necessità di introdurre un'imposta sui grandi patrimoni, destinata a finanziare interventi contro le disuguaglianze e a rafforzare i servizi pubblici. La proposta, rivolta alle ricchezze più elevate, incontra il favore di una parte del Pd, ma non rappresenta una posizione condivisa dall'intero schieramento.

Anche su questo aspetto, è Italia Viva che si oppone all'introduzione di nuove imposte patrimoniali, mentre il Movimento 5 stelle preferisce concentrare l'intervento fiscale sui grandi colossi del settore tecnologico e sugli extraprofitti delle grandi aziende. Si tratta di impostazioni differenti, che riflettono anche una diversa concezione del rapporto tra redistribuzione della ricchezza, crescita economica e pressione fiscale.

Il Pd cerca di evitare che queste divergenze compromettano il percorso prima ancora dell'avvio del confronto programmatico. Il responsabile organizzazione Igor Taruffi ha ribadito la necessità di costruire una proposta capace di rivolgersi a un elettorato ampio, senza limitarsi alla somma delle rivendicazioni dei singoli partiti. L'obiettivo, ha spiegato, è individuare priorità condivise e trasformarle in un progetto di governo credibile.

Le basi di partenza non mancano. Negli ultimi quattro anni le opposizioni hanno presentato numerose iniziative parlamentari comuni, soprattutto in materia di lavoro, sanità e istruzione. Il salario minimo resta una delle proposte sulle quali si registra la maggiore convergenza. Alla soglia iniziale di 9 euro lordi orari si affianca ora l'ipotesi di un aggiornamento a 10 euro, per tenere conto dell'inflazione.

Pd, M5s e Avs condividono inoltre l'obiettivo di ridurre l'orario di lavoro a parità di retribuzione. Sul fronte sanitario, il denominatore comune è rappresentato dall'aumento delle risorse per il Servizio sanitario nazionale, dalla riduzione delle liste d'attesa e dal contenimento delle disuguaglianze territoriali. Per la scuola si punta invece a maggiori investimenti nell'istruzione pubblica, nel tempo pieno e nei servizi per la prima infanzia.

Restano più difficili le questioni sulle quali emergono differenze di impostazione politica. Sulla cittadinanza, lo ius scholae potrebbe costituire un terreno di mediazione, mentre +Europa continua a sostenere una riforma più ampia dei requisiti di residenza.

La frattura più significativa riguarda tuttavia la politica estera. Il Movimento 5 stelle è contrario alla prosecuzione delle forniture militari all'Ucraina e chiede di privilegiare la via diplomatica, mentre nel Pd prevale la posizione favorevole al mantenimento del sostegno a Kiev. Avs condivide molte delle critiche all'invio di armamenti, pur con sensibilità differenti al proprio interno.

Il presidente del M5s, inoltre, si è preso la scena in Aula dove, nel corso di una seduta particolarmente accesa a Montecitorio, insieme con Pd e Avs, ha chiesto l'urgenza su una proposta di legge sulla Cisgiordania: "Qui non c'è solo una legge c'è una nuova stagione di governo: quando ci insedieremo riconosceremo lo stato di Palestina e strapperemo l'accordo di cooperazione militare con Israele. Ci batteremo per il ripristino del diritto internazionale".

Questa proposta di legge, ha continuato Conte, "vieta l'importa di beni o servizi dagli insediamenti israeliani illegali nei territori occupati palestinesi, con questo voto questa aula deciderà l'Italia che vogliamo. È un bivio. Bisogna decidere se vogliamo l'Italia dei valori democratici o dell'ignavia, se l'Italia culla del diritto anche internazionale o l'Italia delle viltà" in cui "il diritto internazionale vale fino a un certo punto. È un bivio che bisogna affrontare spesso quando si è in maggioranza", ha evidenziato Conte ricordando che "due mesi fa ben 10 paesi, anche Gran Bretagna e Canada, hanno disposto restrizioni per la commercializzazione di prodotti e servizi da questi insediamenti e di nuovo l'Italia ha disertato. Siamo i disertori del diritto internazionale".

Alle divergenze programmatiche si aggiunge la questione della leadership. Le primarie restano un'ipotesi sulla quale non esiste ancora un accordo definitivo, né sulle modalità di svolgimento né sulla partecipazione delle diverse forze politiche. Il confronto tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi ha ulteriormente complicato il quadro, con il presidente del M5S contrario a un ingresso senza condizioni di Italia Viva e l'ex premier deciso a respingere qualsiasi veto personale.

Sul tavolo rimane anche la possibilità di allargare la competizione ad altri candidati, oltre a Elly Schlein e Conte. Tra i nomi circolati figurano Alessandro Onorato, Franco Gabrielli e Riccardo Magi, ma nessuna di queste ipotesi equivale, al momento, a una candidatura ufficiale.

Il problema del centrosinistra è dunque duplice: definire un programma che tenga insieme le diverse sensibilità e individuare una leadership riconosciuta da tutte le componenti. Il rischio è che la ricerca di un'intesa elettorale finisca per rinviare le scelte più controverse, lasciando irrisolte proprio le questioni sulle quali un eventuale governo sarebbe chiamato a decidere.