Che si tratti di una finestra socchiusa, di una porta lasciata aperta, di un ventilatore puntato direttamente sul corpo o dell’aria condizionata in ufficio, il timore è sempre lo stesso: quella corrente invisibile potrebbe farci ammalare. Eppure, la questione è meno semplice di quanto sembri. La scienza ha ridimensionato parecchio la responsabilità attribuita agli spifferi, senza però assolverli completamente. Perché una corrente d’aria non è necessariamente innocua: può provocare fastidi, accentuare alcuni disturbi e contribuire a creare condizioni di disagio. Ma non è certo la causa universale di tutti i malanni che le vengono attribuiti.
Cominciamo dalla convinzione più diffusa: prendere un colpo d’aria fa venire il raffreddore. In realtà, il raffreddore è un’infezione provocata da virus, soprattutto rhinovirus, mentre l’influenza è causata da specifici virus influenzali. Anche molte forme di mal di gola e tosse hanno un’origine infettiva. Questo significa che non basta sedersi vicino a una finestra aperta, attraversare un ambiente ventilato o ricevere direttamente sul viso il getto di un condizionatore per ammalarsi. Per sviluppare un’infezione occorre entrare in contatto con il microrganismo responsabile. I virus respiratori si diffondono soprattutto attraverso le particelle emesse dalle persone infette quando respirano, parlano, tossiscono o starnutiscono. Alcuni possono essere trasmessi anche attraverso le mani e il contatto con superfici contaminate. Ecco perché attribuire a una corrente d’aria la responsabilità di un’infezione è scientificamente scorretto: lo spiffero non crea il virus e non lo trasforma magicamente in un agente patogeno. Questo, tuttavia, non significa che l’aria che respiriamo e il modo in cui circola negli ambienti siano irrilevanti. Una ventilazione adeguata, infatti, può contribuire a disperdere le particelle respiratorie e a ridurre il rischio di trasmissione delle infezioni negli spazi chiusi.
Se per raffreddore e influenza non possiamo accusare direttamente le correnti d’aria, quando parliamo di disturbi muscolari il loro ruolo può essere più concreto. Pensiamo a chi trascorre diverse ore con un ventilatore puntato sul collo, a chi lavora sotto una bocchetta dell’aria condizionata o a chi dorme con un getto d’aria diretto sulla schiena. Al risveglio può capitare di avvertire rigidità, tensione muscolare o una fastidiosa limitazione dei movimenti. L’esposizione prolungata a un flusso d’aria diretto può modificare il comfort termico locale e favorire una risposta di tensione muscolare. In alcune persone, soprattutto se già predisposte a contratture o dolori cervicali, il disagio può diventare particolarmente evidente. Attenzione, però, a non confondere un’associazione con una causa dimostrata. Non è scientificamente corretto affermare che ogni torcicollo sia provocato da uno spiffero o che una corrente d’aria possa spostare le vertebre, lesionare un nervo o infiammare direttamente un muscolo. La cervicalgia, infatti, può dipendere da numerosi fattori: posture mantenute a lungo, movimenti ripetitivi, tensioni muscolari, problemi articolari, stress e abitudini quotidiane poco corrette. La corrente d’aria può rappresentare un elemento di disturbo, ma raramente racconta da sola tutta la storia.
Con la diffusione dei sistemi di climatizzazione, il problema dei giri d’aria è diventato ancora più attuale. In ufficio, in automobile, nei negozi e persino a casa, capita spesso di trovarsi proprio sotto una bocchetta dell’aria condizionata o davanti a un ventilatore. Il problema non è tanto la presenza di aria in movimento, quanto l’intensità e la direzione del flusso. Un getto continuo e concentrato su una parte del corpo può provocare irritazione, secchezza delle mucose, fastidio agli occhi e tensione muscolare. Anche chi soffre di secchezza oculare o utilizza lenti a contatto può avvertire un peggioramento dei sintomi quando è esposto direttamente a una corrente d’aria. Un altro aspetto da considerare riguarda la manutenzione degli impianti. Filtri sporchi e sistemi di climatizzazione trascurati possono contribuire alla diffusione di polveri, allergeni e altri contaminanti presenti nell’ambiente. In questo caso, il problema non è lo spiffero in sé, ma la qualità dell’aria che viene respirata. C’è poi un equivoco da sfatare: ventilare gli ambienti è generalmente una buona abitudine. Il ricambio d’aria aiuta infatti a diluire le particelle respiratorie potenzialmente infettive presenti negli spazi chiusi. Non bisogna quindi confondere una corretta aerazione con l’esposizione continua a un getto d’aria diretto sul corpo.
Arriviamo al proverbio che ha accompagnato generazioni di italiani: “Spiffero di fessura, sepoltura sicura”. Una frase decisamente poco rassicurante, che probabilmente nasce dall’esperienza quotidiana di chi ha associato episodi di malessere alla presenza di correnti d’aria in casa. Ma esiste un fondamento scientifico? La risposta è no, almeno se interpretiamo il detto alla lettera. Una corrente d’aria che passa attraverso una porta socchiusa o una finestra mal chiusa non rappresenta di per sé un pericolo per la vita. Non provoca automaticamente polmoniti, bronchiti o altre malattie gravi. Esistono, tuttavia, situazioni in cui un’esposizione prolungata a condizioni ambientali poco confortevoli può peggiorare il benessere generale, soprattutto nelle persone più fragili. Inoltre, uno spiffero persistente può essere particolarmente fastidioso per chi soffre già di disturbi muscolari o articolari. Il vero rischio, semmai, è trascurare i sintomi attribuendoli tutti a un semplice colpo d’aria. Una febbre persistente, un dolore intenso, una tosse che non passa o una difficoltà respiratoria non devono essere liquidati come conseguenze di uno spiffero: possono indicare condizioni che richiedono una valutazione medica.
Dunque, giri d’aria: mito o realtà? La risposta è che il cosiddetto colpo d’aria non è una malattia e non può essere considerato il responsabile universale di raffreddori, influenze e dolori articolari. Le infezioni respiratorie hanno un’origine virale o, in alcuni casi, batterica, mentre i disturbi muscolari possono dipendere da numerosi fattori, tra cui postura, tensioni e predisposizione individuale. Le correnti d’aria, però, possono provocare fastidi reali, accentuare alcuni disturbi e rendere meno confortevole la nostra quotidianità.
Insomma, le nonne non avevano completamente ragione, ma neppure completamente torto. Possiamo tranquillamente aprire le finestre, utilizzare ventilatori e condizionatori e smettere di temere ogni minimo movimento dell’aria. Basta evitare esposizioni dirette e prolungate quando provocano disagio e, soprattutto, imparare a distinguere un semplice fastidio da un vero problema di salute. Quanto al proverbio “spiffero di fessura, sepoltura sicura”, possiamo archiviarlo tra le esagerazioni della saggezza popolare. Con una piccola concessione alla tradizione: se uno spiffero ci dà fastidio, spostare la sedia è sicuramente una buona idea. Ma senza bisogno di chiamare il medico prima ancora di averlo fatto!