WASHINGTON – I democratici ottengono la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti e secondo Decision Desk HQ e Nbc si avviano a controllare anche il Senato ottenendo il pieno controllo del Congresso. Si delinea quindi un inequivocabile trionfo dem con un’onda blu che travolge Donald Trump e il partito repubblicano nelle elezioni di midterm 2026 negli Stati Uniti.
“Non ero sulla scheda, se ci fossi stato avremmo ottenuto una vittoria schiacciante”, il commento che il presidente affida a Truth Social. Sono assolutamente disposto ad accettare i risultati”, ha detto Donald Trump in un’intervista al New York Times. “Collaboreremo con i democratici, non vediamo l’ora di lavorare insieme a loro. Probabilmente troveremo un’intesa”, ha messo in evidenza.
In base alle proiezioni e ai primi risultati, i democratici hanno conquistato il controllo della Camera dei Rappresentanti, ottenendo quella che potrebbe essere la loro maggioranza più ampia degli ultimi vent’anni, secondo le proiezioni di NBC News.
Le proiezioni si basano su un’analisi secondo cui i democratici conquisteranno circa 248 seggi alla Camera. Si tratta di una stima che potrebbe ancora variare di qualche seggio, ma che supera ampiamente la soglia dei 218 necessari per ottenere la maggioranza.
Ai democratici sarebbe bastato conquistare un saldo netto di appena tre seggi per riconquistare la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti. Sono invece riusciti a strappare ai repubblicani un numero ben più elevato di seggi, perlopiù in collegi elettorali in cui Donald Trump aveva prevalso nelle elezioni presidenziali del 2024.
In Pennsylvania sono stati sconfitti tre deputati repubblicani uscenti. Il democratico Bob Brooks ha battuto Ryan Mackenzie nel 7° distretto congressuale, Paige Cognetti ha avuto la meglio su Rob Bresnahan nell’8° distretto, mentre la democratica Janelle Stelson ha sconfitto Scott Perry nel 10° distretto.
In Virginia, l’ex deputata democratica Elaine Luria ha riconquistato il seggio che aveva occupato in passato, sconfiggendo la deputata repubblicana Jen Kiggans nella zona di Virginia Beach.
In Colorado, il deputato democratico al Parlamento statale Manny Rutinel ha battuto il deputato repubblicano Gabe Evans.
In North Carolina, infine, l’agricoltore Jamie Ager ha sconfitto la deputata repubblicana al Parlamento statale Jennifer Balkcom in un collegio in cui Trump aveva vinto due anni prima con un margine di oltre nove punti percentuali.
Medesima situazione anche per il Senato.
I democratici hanno strappato ai repubblicani cinque seggi in Iowa, Kansas, Ohio, North Carolina, South Carolina e Texas, uno Stato che da tempo sperano di riportare sotto il controllo democratico. In diversi di questi Stati, Trump aveva scelto personalmente i candidati repubblicani, talvolta nonostante le obiezioni di esponenti del suo stesso partito, preoccupati che potessero rivelarsi poco competitivi nelle elezioni generali. Questi risultati hanno permesso ai Democratici di annullare il vantaggio di 53 a 47 di cui godevano finora i repubblicani.
Secondo il Decision Desk HQ in base alle ultime proiezioni, il democratico James Talarico ha sconfitto il repubblicano Ken Paxton nelle elezioni per il Senato in Texas, una delle sfide più seguite delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.
A sorpresa, in South Carolina, la candidata democratica Annie Andrews ha sconfitto la senatrice repubblicana uscente Darline Graham. Il risultato è arrivato nelle prime ore della serata elettorale, mentre la prevista “ondata blu” democratica mostrava segnali di trasformarsi in un vero e proprio “tsunami blu”.
I democratici si sono inoltre aggiudicati le competizioni per il Senato in Georgia, North Carolina e New Hampshire, mentre le sfide negli Stati chiave di Kansas, Ohio e Michigan restavano estremamente combattute.
Chris Pappas ha aggiunto un tassello fondamentale vincendo le elezioni per il Senato in New Hampshire, assicurando al suo partito un seggio in uno Stato considerato alla vigilia in bilico e strategico per entrambi gli schieramenti.
In Illinois il governatore uscente JB Pritzker ha vinto la rielezione per un terzo mandato, diventando il primo democratico nella storia dello Stato a ottenere questo risultato. Nello stesso Stato, la vice governatrice Juliana Stratton ha conquistato il seggio al Senato lasciato libero dal democratico Dick Durbin, battendo il repubblicano Don Tracy.
Riconferma anche per il governatore del Maryland Wes Moore, che si assicura un secondo mandato, e per il democratico Josh Shapiro in Pennsylvania, dove ha sconfitto la repubblicana Stacy Garrity. In Massachusetts, la governatrice Maura Healey è stata rieletta per un secondo mandato, mentre il senatore democratico Ed Markey ha conquistato un terzo mandato, battendo il repubblicano John Deaton. In Delaware, il senatore democratico Chris Coons ha ottenuto la rielezione per un quarto mandato, superando il repubblicano Michael Katz.
La democratica Amy Acton, che ha guidato il Dipartimento della Sanità dell’Ohio durante le prime fasi della pandemia di Covid-19, sarà la prossima governatrice dello Stato, secondo le proiezioni di Decision Desk HQ e NBC.
Acton è la prima esponente democratica a vincere le elezioni per la carica di governatore dell’Ohio dal 2006, quando gli elettori scelsero Ted Strickland. Ha sconfitto il repubblicano Vivek Ramaswamy in una delle sfide elettorali più accese dell’anno.
La dem Gina Hinojosa ha espugnato il Texas, battendo il governatore uscente repubblicano Greg Abbott. Hinojosa è la prima governatrice democratica dello stato da Ann Richards, che guidò il Texas dal 1991 al 1995, quando fu poi sconfitta da George W. Bush. Da allora il governatore è sempre stato un repubblicano.
Per avere un quadro completo e definitivo del voto, però, potrebbero essere necessari alcuni giorni. Gli esperti di elezioni americane di Wall Street Journal e New York Times sono d’accordo: per conoscere i risultati in alcuni Stati ci potrebbero volere settimane.
In Stati con lo scrutinio rapido, come la Florida, è possibile conteggiare e proiettare la maggior parte dei risultati poche ore dopo la chiusura dei seggi. Ma in casi come l’Alaska, che consente l’arrivo delle schede fino a 15 giorni dopo l’election Day, ci potrebbero volere settimane.