MADRID - La breve ma intensa crisi migratoria registrata a Ceuta è tutt’altro che archiviata: nonostante i 72mila migranti entrati illegalmente tra il 30 e il 31 luglio scorsi siano rientrati in Marocco, le indagini avviate da Madrid e Rabat proseguono a ritmo serrato. 

L’impatto degli eventi ha spinto le istituzioni europee a interrompere le ferie estive. A seguito del confronto in video-collegamento tra i ministri dell’Interno dell’Ue, la commissione Libertà civili (Libe) del Parlamento europeo si riunirà in seduta straordinaria per esaminare la situazione. L’agenda prevede le audizioni del commissario agli Affari interni e migrazione, Magnus Brunner, e del sindaco-presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas Lara, mentre resta da confermare la presenza del ministro dell’Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska. 

Sulla vicenda è intervenuto anche il portavoce della Commissione Europea, Guillaume Mercier, confermando l’alta vigilanza dell’esecutivo comunitario in vista di possibili nuovi assalti alla frontiera terrestre indicati da indiscrezioni per il prossimo 15 agosto: “Le minacce ai confini esterni possono accadere, come abbiamo visto. Abbiamo visto le allerte e siamo in contatto con le autorità spagnole su questo. L’attenzione rimane molto alta, in vista del 15 agosto. Siamo anche in contatto con Frontex ed Europol. Restiamo molto vigili”. Mercier ha inoltre evidenziato il ruolo delle campagne mediatiche esterne nel condizionare la pressione sul confine: “Abbiamo visto che tramite diversi canali, anche russi, si è rapidamente amplificata la situazione che abbiamo visto sul terreno” nel corso della settimana precedente. 

Sul territorio della città autonoma permangono gravi criticità gestionali. Le autorità locali definiscono “insostenibile” la pressione sulle strutture per i minori non accompagnati. All’interno del contingente di circa 2.500 persone rimaste nell’enclave si contano 528 minorenni privi di figura genitoriale, i quali versano in condizioni disperate dovute al limitato accesso a cibo, acqua, alloggi e servizi igienico-sanitari. 

Il sindaco-presidente Juan Jesús Vivas Lara (esponente del Partito Popolare) ha lanciato un allarme ai microfoni dell’emittente Rtve, dichiarando che “questa è una situazione assolutamente insostenibile” e segnalando “un alto rischio per l’ordine pubblico e la sicurezza” a causa del forte sovraffollamento dei centri. 

Sul fronte giudiziario, le autorità di entrambi i Paesi hanno avviato procedimenti per accertare le responsabilità della falla contagiosa: da un lato la Procura marocchina di Tetouan ha incriminato 25 persone ritenute responsabili dell’organizzazione dei passaggi irregolari, accusate di aver agevolato lo sconfinamento, gestito trasporti senza le necessarie licenze e, nel caso di alcuni cittadini stranieri con visto scaduto, di aver aggredito gli agenti delle forze dell’ordine marocchine.  

Dall’altro la magistratura spagnola intende chiarire eventuali lacune nella gestione preventiva dell’emergenza, con i giudici che hanno formulato precise richieste d’informazione alla Guardia Civil per verificare se fossero pervenute segnalazioni circa un’imminente ondata di arrivi e se tali avvisi siano stati sottovalutati, elemento ritenuto centrale alla luce delle notizie riguardanti un nuovo possibile tentativo d’ingresso di massa per la metà di agosto. 

Il re di Spagna, Filippo VI, riceverà il presidente Juan Jesús Vivas al Palazzo Marivent di Palma per un colloquio dedicato alla gestione dell’emergenza nelle enclave nordafricane. L’udienza si terrà alle 18:00, prima della partenza del sovrano per la Colombia in occasione dell’insediamento del nuovo presidente. 

La Casa Reale ha reso noto che il monarca ha seguito l’evolversi dei fatti mantenendo contatti con i presidenti delle due città autonome, con il presidente del Governo Pedro Sánchez e con il leader dell’opposizione Alberto Núñez Feijóo, rivolgendo loro “parole di incoraggiamento e di forza”.  

Già il primo agosto Filippo VI aveva espresso “preoccupazione e indignazione” per i “gravi” avvenimenti verificatisi a Ceuta e Melilla, richiamando l’esigenza di un’azione statale unitaria: “Lo Stato deve garantire la loro sicurezza e impedire che questi eventi, che hanno già causato la triste e tragica perdita di decine di vite umane, si ripetano”, sottolineando la necessità di adottare misure capaci di trasmettere “in modo unitario, chiaro e deciso alla popolazione di Ceuta e Melilla il sostegno e l’affetto del resto della Spagna”.