MADRID - La città autonoma spagnola di Ceuta continua a vivere giornate di profonda incertezza. A quasi due settimane dai massicci attraversamenti dal Marocco registrati il 30 e 31 luglio (quando oltre 72mila persone sono entrate nella città enclave), migliaia di cittadini stranieri, quasi tutti di origine marocchina, rimangono presenti sul territorio.  

Il loro numero esatto resta al momento sconosciuto, fatta eccezione per circa 1.500 minori non accompagnati ufficialmente censiti, mentre il bilancio delle vittime si fa sempre più drammatico: la Guardia Civil ha finora recuperato 83 corpi in territorio spagnolo, sebbene organizzazioni come Caminando Fronteras stimino che il totale dei deceduti abbia raggiunto quota 145. 

Nel frattempo, la pressione resta alta anche a causa di nuovi annunci pubblicati sui social media che preannunciano un’ulteriore ondata migratoria per il 15 agosto, che andrebbe ad aggiungersi agli arrivi di fine luglio.

In questo contesto, il governo spagnolo ha comunicato di essere al lavoro per organizzare il rientro di oltre mille minori. “Stiamo collaborando con il governo marocchino su un piano d’azione, su un principio operativo (...) affinché tutti i minori presenti a Ceuta possano essere ricongiunti alle loro famiglie in Marocco”, ha dichiarato da Almería il ministro della Giustizia, Félix Bolaños.  

La misura riguarda nello specifico un gruppo di 1.527 minori non accompagnati già identificati, ai quali viene chiesto di “rientrare con le proprie famiglie” grazie alla cooperazione dell’amministrazione locale, con l’obiettivo che “ricevano un’accoglienza che rispetti i diritti umani”. Bolaños ha quindi ribadito l’impegno delle istituzioni: “Garantiremo il rispetto dei diritti, tuteleremo il superiore interesse del minore e agiremo con umanità”. 

L’azione dell’esecutivo si sta sviluppando su più fronti diplomatici e operativi, come confermato dalle visite istituzionali nella città autonoma. Dopo la presenza del ministro degli Affari Esteri, José Manuel Albares, che ha incontrato il presidente del governo di Ceuta, Juan Jesús Vivas, anche la ministra della Difesa, Margarita Robles, si è recata oggi sul posto. 

Nel corso del colloquio tra Albares e Vivas sono state analizzate la situazione al confine, le esigenze urgenti della popolazione, la cooperazione con il Marocco e le prospettive di sostegno europeo. Il titolare della diplomazia di Madrid ha espresso vicinanza alle autorità locali, ai cittadini, alle forze di sicurezza e all’esercito mobilitato.

Albares ha spiegato che il Ministero degli Esteri sta agendo su tre direttrici principali: agevolare il rimpatrio in Marocco di chi è entrato illegalmente e non ha ancora lasciato la città, contrastare la disinformazione sui social media attraverso il sito del ministero (consultabile anche in arabo) e i canali ufficiali delle rappresentanze diplomatiche, e sostenere il rafforzamento dei controlli di frontiera. 

Sul fronte sovranazionale, la Commissione Europea ha inviato oggi una squadra a Ceuta per valutare direttamente sul campo la situazione e le necessità emergenti. Bruxelles continua a sostenere le autorità spagnole attraverso l’azione combinata di Frontex, Europol e l’Agenzia europea per l’asilo (Euaa), confermando la disponibilità ad ampliare il proprio intervento. 

“La mia squadra della Dg Home è oggi a Ceuta per effettuare una valutazione diretta della situazione sul campo”, ha annunciato sui social il commissario europeo per gli Affari interni e la migrazione, Magnus Brunner, a due giorni dalle consultazioni avute con le tre agenzie europee. Il commissario ha assicurato che l’Unione sta fornendo “tutto il supporto necessario” ed è pronta a “intensificarlo ulteriormente” qualora venisse richiesto da Madrid. 

La gestione della crisi continua, tuttavia, a sollevare accese polemiche politiche. Il Partito della Sinistra Europea (Pel), che include Izquierda Unida e il Partito Comunista di Spagna (Pce), ha denunciato la “manovra criminale orchestrata dalla monarchia alawita del Marocco”, sostenendo che gli eventi siano stati resi possibili dalla politica della “Fortezza Europa”, accusata di usare le vite umane come merce di scambio geopolitica.  

Il Pel ha inoltre puntato il dito contro il “doppio standard” dell’amministrazione guidata da Donald Trump, la quale “loda il Marocco come un ‘pilastro di stabilità’, mentre ignora i suoi crimini nel Sahara Occidentale e addirittura istiga una nuova ‘Marcia Verde’ verso Ceuta e Melilla”.