ROMA - Valter Lavitola ha ammesso davanti al gip di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci, confermando l’ipotesi accusatoria della Procura di Roma. L’interrogatorio di garanzia dell’imprenditore, arrestato nei giorni scorsi, è durato oltre cinque ore. 

A riferire l’esito dell’interrogatorio è il suo difensore, l’avvocato Sergio Cola. Lavitola, ha spiegato il legale, “ha riferito anche le ragioni per cui si è spinto a fare questo atto indubbiamente delittuoso”: secondo la difesa, lo avrebbe fatto “per il bene di Ranucci”, perché il giornalista sarebbe stato esposto a possibili aggressioni. 

“Ha confermato l’ipotesi accusatoria della Procura della Repubblica ammettendo di essere stato il mandante dell’attentato”, ha detto Cola. Lavitola, secondo il legale, sostiene di avere agito per tutelare l’incolumità del conduttore di Report e per fare in modo che gli fosse aumentata la scorta. I pm della Dda contestano all’indagato anche l’aggravante del metodo mafioso. 

Cola ha precisato che, secondo la ricostruzione dell’imprenditore, non ci sarebbe stato un movente politico. L’attentato, ha aggiunto, avrebbe però avuto come effetto un aumento della protezione per Ranucci, passata da due uomini a otto agenti. Il difensore ha annunciato di avere chiesto un’attenuazione della misura cautelare. 

Alla domanda se Ranucci fosse a conoscenza del proposito di Lavitola, l’avvocato non ha risposto nel merito. “Su questo non dico assolutamente altro. Vi sto dicendo quello che io potevo dirvi”, ha affermato. 

Resta latitante Gomes Clesio Tavares, ritenuto dagli investigatori il factotum di Lavitola e l’intermediario con la banda che avrebbe piazzato l’ordigno. L’uomo si troverebbe in Africa, probabilmente in Camerun, e i pm sono pronti ad avviare la procedura per chiederne l’estradizione. 

La vicenda ha riaperto anche il fronte politico. Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega, ha chiesto alla Rai di sospendere la collaborazione con Ranucci.  

“Alla luce degli inquietanti dettagli che stanno emergendo in queste ore, a partire dall’arresto del suo amico Lavitola, ritengo opportuno che il servizio pubblico, finanziato da tutti gli italiani, sospenda la collaborazione con chi è coinvolto in questa torbida vicenda”, ha scritto su X. 

Ranucci, intanto, è intervenuto su Facebook con un post dal titolo “La voce che spaventa”. Il giornalista richiama il filo che lega Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sostenendo che la storia italiana colpisce chi prova a raccontare “a voce alta” ciò che vede prima degli altri. 

Nel frattempo, si è riunito il Comitato etico della Rai, chiamato a esprimere un parere sulla vicenda e sul futuro della conduzione di Report. La relazione potrebbe essere trasmessa all’amministratore delegato per le sue valutazioni.  

Restano sullo sfondo le voci su una possibile sostituzione alla guida del programma, ma al momento non appare probabile che un eventuale successore possa essere individuato in tempi rapidi.