CATANIA - Voli in arrivo e in partenza sospesi all’aeroporto di Catania fino alle 16 del 13 agosto a causa della continua attività eruttiva dell’Etna e della conseguente emissione di cenere.
La Sac, società che gestisce lo scalo, ha comunicato l’estensione della chiusura del settore B3, con la sospensione di arrivi e partenze. I passeggeri sono invitati a verificare lo stato del proprio volo con le compagnie aeree prima di recarsi in aeroporto.
La nube di cenere dell’Etna, in attività da giorni, continua a spostarsi verso sud e sudovest. Secondo il bollettino del Vaac di Tolosa, le ceneri si muovono dalla Sicilia verso la parte orientale di Malta e il nord della Libia, ma con concentrazioni minori.
Le limitazioni operative hanno riaperto il dibattito sulla gestione delle emergenze legate al vulcano. Vittorio Messina, presidente di Confesercenti Sicilia, chiede un piano alternativo stabile per evitare che ogni eruzione si trasformi in una crisi per passeggeri, imprese e turismo.
“L’Etna è un fenomeno naturale imprevedibile e nessuno può impedire a un vulcano di eruttare. Ma non possiamo considerare imprevedibili le conseguenze che un’eruzione può determinare sulla mobilità di una regione”, afferma Messina. Per Confesercenti, uno scalo strategico come quello di Catania non può essere gestito solo con provvedimenti emergenziali quando l’emergenza è già iniziata.
Secondo Messina, un vero “Piano B” dovrebbe prevedere procedure già definite per il trasferimento dei voli sugli altri scali siciliani, in particolare Comiso, insieme a collegamenti terrestri straordinari, assistenza ai passeggeri e coordinamento immediato tra aeroporti, compagnie aeree, Regione, Protezione civile e sistema dei trasporti.
Sul caso interviene anche il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci. “Ad essere fuori posto non è il vulcano ma l’aeroporto”, afferma, richiamando la vulnerabilità dello scalo di Fontanarossa per la vicinanza con l’Etna.
Musumeci ricorda di avere già sollevato il tema nel 1999, da presidente della Provincia di Catania, proponendo nel Piano territoriale provinciale la delocalizzazione dello scalo e uno studio preliminare per un nuovo aeroporto nella Piana tra Catania ed Enna. Quella proposta, sottolinea, non trovò sostegno.
Il ministro osserva che da allora il traffico aereo e i flussi turistici sono cresciuti molto, mentre le eruzioni dell’Etna continuano a condizionare periodicamente l’operatività degli aeroporti orientali.
Per Musumeci, i disagi di questi giorni dimostrano la necessità di una riflessione seria e di lungo periodo sulle grandi infrastrutture e sul ruolo della Sicilia nella mobilità aerea.