RABAT – La crisi migratoria che ha travolto l’enclave spagnola nel Nord Africa si sposta ora sul terreno diplomatico, il governo marocchino indica in una recente decisione giudiziaria di Madrid una delle cause principali degli attraversamenti di massa.
Un alto funzionario di Rabat ha sostenuto che le autorità spagnole avrebbero dovuto prevedere le conseguenze della sentenza dell’8 luglio, con la quale sono stati limitati i rimpatri immediati dei migranti giunti via mare nelle enclave di Ceuta e Melilla.
Secondo il rappresentante marocchino, la pronuncia avrebbe indebolito uno dei principali strumenti di dissuasione e offerto alle reti di trafficanti un messaggio facilmente sfruttabile: una volta raggiunto il territorio spagnolo, il ritorno forzato non sarebbe più stato automatico.
“Il messaggio è diventato: attraversate e sarete protetti”, ha dichiarato durante il primo incontro con la stampa convocato dal governo marocchino dall’inizio dell’emergenza.
Le cifre diffuse dalle due parti restano discordanti. Madrid stima che circa 69.500 persone siano già rientrate in Marocco dopo l’ingresso a Ceuta, mentre Rabat parla di circa 40mila attraversamenti complessivi. Il bilancio delle vittime ha raggiunto 72 morti sul versante spagnolo e 11 su quello marocchino.
Il presidente regionale di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha accusato il Marocco di avere “incoraggiato e permesso” l’afflusso. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha invece avvertito che l’immigrazione irregolare non può essere usata per esercitare influenza su uno Stato membro dell’Unione europea.
Rabat respinge entrambe le accuse. Il funzionario ha negato qualsiasi riduzione dei controlli o arretramento degli apparati di sicurezza prima degli eventi di giovedì. Il sistema marocchino, ha spiegato, si fonda sulla presenza di circa 24mila agenti lungo la costa settentrionale e sulla rapida riammissione di chi entra illegalmente in territorio spagnolo.
Secondo i dati ufficiali, il Marocco avrebbe impedito 79mila tentativi di attraversamento nel 2024 e altri 74mila nell’anno successivo.
La collaborazione con la Spagna era stata definita “esemplare” fino alla decisione giudiziaria di luglio, che avrebbe spezzato una linea operativa consolidata. Per Rabat, spetta ora a Madrid individuare uno strumento capace di ristabilire un’effettiva capacità di dissuasione.
Il governo marocchino rifiuta tuttavia un’impostazione fondata esclusivamente sul controllo di polizia. “Il Marocco non sarà mai complice di un approccio puramente securitario”, ha precisato il funzionario, richiamando implicitamente la necessità di politiche più ampie sulle cause delle partenze, sulla tratta di esseri umani e sui canali legali d’ingresso.
La disputa lascia irrisolta una contraddizione centrale. L’Europa chiede al Marocco di fermare le partenze, mentre le nuove garanzie giudiziarie spagnole riducono la possibilità di deportare rapidamente chi riesce a raggiungere Ceuta. Su questo scarto normativo si è inserita una crisi che ha prodotto migliaia di attraversamenti e decine di morti in pochi giorni.