CARACAS – A più di un mese dalle due scosse che hanno devastato la costa venezuelana, il Paese continua a fare i conti con una calamità di proporzioni eccezionali, tra macerie ancora da rimuovere, interi quartieri dichiarati inagibili e decine di migliaia di persone senza una dimora stabile.
Il presidente dell’Assemblea nazionale, Jorge Rodríguez, ha reso noto che il totale dei morti accertati è salito a 6.125 e che quasi 61mila persone hanno ricevuto cure ospedaliere. I terremoti, di magnitudo 7,2 e 7,5, colpirono il 24 giugno a distanza di appena 39 secondi l’uno dall’altro.
La Guaira, Stato costiero a nord della capitale, rimane l’area maggiormente interessata. Quasi 200 edifici sono crollati, mentre oltre 16.200 strutture sono state classificate come pericolose e abbandonate dai residenti.
Rodríguez ha riferito che finora è stato rimosso soltanto il 16,5 per cento dei detriti prodotti dalle scosse. Squadre di soccorso e familiari continuano a scavare alla ricerca di persone scomparse, benché le speranze di trovare superstiti si siano ormai ridotte quasi del tutto.
Il governatore di La Guaira, José Alejandro Terán, ha indicato in circa 1.400 il numero dei dispersi nella regione. Il governo centrale non ha diffuso un dato complessivo, mentre alcune stime formulate da esperti arrivano fino a 10mila persone.
Quasi 24mila abitanti di La Guaira e Caracas vivono ancora in ricoveri improvvisati. Molti hanno perso l’abitazione, altri non possono rientrare perché gli immobili sono stati giudicati pericolanti.
La Banca Mondiale ha calcolato in 19,6 miliardi di dollari americani, pari a circa 28 miliardi di dollari australiani, i danni fisici diretti. Il costo della ricostruzione potrebbe però essere almeno doppio, a causa della necessità di demolire edifici, ripristinare infrastrutture e realizzare nuovi alloggi.
La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha difeso l’operato dell’esecutivo dalle accuse di mancanza di prontezza. Alcuni residenti e osservatori hanno sostenuto che militari e funzionari siano arrivati tardi e abbiano offerto un aiuto insufficiente, anche nei luoghi dove vi erano persone intrappolate.
La scorsa settimana il Parlamento ha approvato all’unanimità una legge destinata a rendere più semplice l’affitto degli immobili. Il provvedimento abroga precedenti norme restrittive introdotte dai governi chavisti e punta a mettere sul mercato circa 400mila abitazioni.
Rodríguez ha definito la misura vantaggiosa sia per gli inquilini sia per i proprietari. Il governo ha inoltre promesso di consegnare 4mila case agli sfollati entro la fine dell’anno, con l’obiettivo di superare quota 10mila nel 2027.