SYDNEY – Più di cinque australiani al giorno hanno perso la vita nel 2024 per cause legate all’assunzione di sostanze stupefacenti, mentre l’aumento dei danni provocati dagli stimolanti ridisegna un fenomeno a lungo associato soprattutto agli oppioidi.
Il rapporto del National Drug and Alcohol Research Centre dell’University of New South Wales ha registrato 2005 decessi indotti da droghe, esclusi quelli attribuiti ad alcol e tabacco. Il tasso nazionale è salito a 7,3 morti ogni 100mila abitanti, rispetto a 6,8 dell’anno precedente.
L’incremento è stato alimentato da un balzo del 29 per cento dei decessi collegati agli stimolanti di tipo anfetaminico e del 40 per cento di quelli associati alla cocaina.
Anche il ricorso agli ospedali è aumentato. Nel 2023-24 le overdose hanno determinato quasi 57mila ricoveri, pari a 156 al giorno e al 10,5 per cento in più rispetto all’anno precedente. Poco più della metà dei casi ha riguardato persone tra i 20 e i 39 anni.
La vicedirettrice del centro, Amy Peacock, ha definito i nuovi andamenti una seria questione di sanità pubblica. La crescente disponibilità di cocaina e metanfetamine, osservata sia in Australia sia all’estero, si accompagna infatti a modalità di consumo differenti e a conseguenze che potrebbero aggravarsi ulteriormente.
“La metanfetamina rimane una prova difficile per la prevenzione, le cure e la riduzione del danno”, ha spiegato Peacock, invitando a non trattarla come un problema ormai superato. “Prima rispondiamo ai cambiamenti, maggiori saranno le possibilità di evitare morti e ricoveri”.
Gli oppioidi, compresa l’eroina, restano la classe più frequentemente individuata nei decessi da overdose. Dal 2017, tuttavia, la mortalità legata a queste sostanze era diminuita, anche grazie alla disponibilità di terapie per la dipendenza e di strumenti capaci di contrastare gli effetti dell’overdose.
Per cocaina e metanfetamine non esiste invece una gamma altrettanto ampia di trattamenti. Secondo Peacock, una priorità consiste nel finanziare cure più efficaci per la dipendenza da stimolanti e nel garantirne l’accesso nel momento in cui vengono richieste.
Il miglioramento seguito al massimo storico del 2017, quando il tasso aveva raggiunto 8,2 morti ogni 100mila abitanti, si è ormai arrestato. Peacock ha affermato che la diminuzione osservata negli anni successivi è “decisamente finita”.
Gli uomini rappresentano il 66 per cento delle vittime. In quasi tre casi su quattro, le analisi hanno rilevato l’assunzione di almeno due diverse classi di sostanze, confermando il ruolo centrale del consumo combinato nelle overdose mortali.
Tra i fattori personali più ricorrenti figura inoltre una storia di autolesionismo, presente in circa un decesso su otto.
Il rapporto richiama così l’attenzione su un quadro più complesso rispetto al passato: alla persistenza degli oppioidi si affianca l’avanzata degli stimolanti, per i quali gli strumenti terapeutici restano più limitati e la capacità di intervento ancora insufficiente.