PECHINO - La Cina ha accusato l’Unione Europea di adottare una “mentalità da Guerra Fredda”, reagendo con fermezza alla presentazione della nuova strategia di Bruxelles per l’Artico e alle recenti dichiarazioni dei vertici comunitari. La regione polare si conferma così teatro di un’intensa competizione strategica tra le grandi potenze, accelerata dai cambiamenti climatici che facilitano l’accesso a nuove vie di navigazione e a ingenti risorse naturali.
La reazione del Ministero degli Esteri cinese è giunta a seguito delle affermazioni dell’Alta Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Kaja Kallas, la quale ha evidenziato la necessità di impedire che Russia e Cina arrivino a dominare le rotte marittime artiche.
Durante un briefing con la stampa, la portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha sottolineato che l’Artico riguarda gli interessi generali della comunità internazionale e che i diritti e le libertà di tutti i Paesi di svolgere attività nell’area devono essere pienamente rispettati in conformità con il diritto internazionale.
Mao Ning ha rigettato le impostazioni dei blocchi contrapposti: “Creare blocchi e alimentare scontri geopolitici con una mentalità da Guerra Fredda non favorisce uno sviluppo pacifico e stabile della regione artica”. La portavoce ha quindi ribadito la posizione ufficiale del suo Paese: “Le attività della Cina nell’Artico mirano a promuovere uno sviluppo pacifico, stabile e sostenibile della regione e sono conformi al diritto internazionale”.
Martedì scorso, l’Unione Europea ha adottato la sua nuova strategia per l’Artico, illustrata dall’Alta Rappresentante Kaja Kallas e dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Kallas ha evidenziato come la regione sia ormai “non più immune alle tensioni geopolitiche mondiali”, richiamando la necessità di rispondere al riarmo russo e all’attivismo cinese, mentre von der Leyen ha ricordato che il Grande Nord “è parte dell’Unione europea” e di cruciale importanza per il suo futuro.
Per fare fronte a queste sfide, la strategia comunitaria si articola su quattro pilastri (sicurezza, clima, sviluppo economico e tutela delle comunità locali) e prevede il potenziamento della flotta di navi rompighiaccio, il rafforzamento dei sistemi di sorveglianza satellitare e l’operatività in sinergia con la Nato.
Tra le novità principali figurano l’istituzione di un Maritime Security Hub e di un Arctic Cable Hub per proteggere le infrastrutture critiche e monitorare la “flotta ombra”, oltre alla promozione del Pan-Arctic Cable, un cavo di comunicazione sottomarino destinato a collegare l’Europa, la Groenlandia e il Canada fino al Giappone. Sul piano energetico, l’Ue ha ribadito il no a nuove trivellazioni o acquisti di idrocarburi artici per ragioni ambientali, investendo al contempo sulle rinnovabili e su progetti di mobilità come la Rail Nordica.
L’area polare registra infatti una rivalità crescente tra Russia, Cina e Stati Uniti, attratti dalla sua rilevanza geopolitica, dai giacimenti minerari e dalle nuove vie di transito aperte dal ritiro della banchisa. A testimonianza di questo interesse logistico, tra i mesi di agosto e settembre una nave portacontainer cinese ha completato una traversata record raggiungendo l’Europa attraverso la rotta rapida artica: una prima assoluta per il colosso asiatico, che ha così potuto evitare il passaggio attraverso le tradizionali vie marittime del Medio Oriente.