ANCONA - La Guardia di Finanza di Ancona ha eseguito otto misure di custodia cautelare in carcere nell’ambito di una vasta inchiesta su presunte irregolarità negli appalti pubblici e nei lavori di ricostruzione privata dopo il terremoto del 2016 nelle Marche. 

L’operazione, denominata “Ricostruzione” e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona, coinvolge complessivamente 51 persone indagate e ha portato al sequestro di beni per oltre 57 milioni di euro. 

Le accuse contestate a vario titolo comprendono truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione e reati legati alla criminalità organizzata di stampo mafioso. 

Tra gli otto destinatari delle misure cautelari figura l’avvocato maceratese Fabio Pistarelli, ex capo di Gabinetto del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, incarico ricoperto fino al dicembre 2025. Esponente del centrodestra, è accusato di corruzione nel filone dell’inchiesta che riguarda l’affidamento di appalti pubblici. Gli investigatori hanno effettuato una perquisizione anche nel suo studio professionale. 

Un altro destinatario della custodia cautelare è l’imprenditore edile Enrico Crucianelli, al quale viene contestato il concorso esterno in associazione mafiosa. 

L’indagine si articola in diversi filoni, che gli investigatori stanno esaminando separatamente. 

Il primo riguarda presunte truffe finalizzate a ottenere finanziamenti pubblici destinati alla ricostruzione degli edifici privati danneggiati dagli eventi sismici del 2016. Secondo l’ipotesi investigativa, alcuni lavori sarebbero stati affidati in subappalto anche a imprese riconducibili o collegate a soggetti della criminalità organizzata calabrese e campana. 

Un secondo filone riguarda presunti episodi di corruzione nell’assegnazione di appalti banditi dalla Regione Marche, dall’ente regionale per il diritto allo studio Erdis Marche e dall’Università di Camerino. È in questo ambito che si colloca la posizione di Pistarelli, al quale non vengono attribuite, sulla base delle informazioni diffuse, responsabilità nel filone relativo alle infiltrazioni mafiose nei subappalti. 

L’operazione è stata condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Ancona e ha richiesto l’impiego di circa 230 militari. 

Sono state eseguite oltre 50 perquisizioni, insieme ad acquisizioni di documenti, in numerose province italiane. Gli accertamenti hanno interessato Ancona, Macerata, Pesaro e Urbino, Fermo, Roma, Caserta, Napoli, Reggio Calabria, Modena, Terni, Chieti, Treviso e Piacenza. 

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ancona ha disposto la custodia cautelare in carcere per otto indagati e l’interrogatorio preventivo di altre cinque persone. È stato inoltre disposto un sequestro patrimoniale per un valore superiore a 57 milioni di euro, nell’ambito degli accertamenti sulle presunte attività illecite. 

L’inchiesta punta a ricostruire la gestione dei finanziamenti pubblici e i meccanismi di affidamento dei lavori, verificando se le risorse destinate alla ripresa dei territori terremotati siano state utilizzate in modo irregolare e se alcune imprese abbiano favorito l’ingresso della criminalità organizzata nei cantieri. Le contestazioni si trovano nella fase delle indagini preliminari.