MOSCA - Prima c’era la celebre “fabbrica dei troll” di San Pietroburgo, l’iniziativa sponsorizzata da Evgheny Prigozhin e basata in un edificio periferico dove giovani reclutati con annunci di lavoro affrontavano turni di 12 ore per sfornare a basso costo centinaia di commenti al giorno. Dal 2022, a quella struttura si è affiancata una fabbrica di notizie false decisamente più strutturata e complessa, rivolta inizialmente a cinque Paesi europei (tra cui l’Italia) e diretta da Sergei Kiriyenko, vicecapo di gabinetto del Cremlino e architetto della macchina politica interna russa, la cui sfera d’influenza si sta ora estendendo all’estero. 

La realizzazione della rete, a cui era stato inizialmente assegnato il nome di “Matryoshka”, è stata affidata all’Agenzia per la progettazione sociale guidata da Ilya Gambashidze, ex consigliere del deputato Pyotr Tolstoy ed esperto di chatbot politici. La gestione strategica fa capo ad Aleksandr Kharichev, responsabile del direttorato per il controllo e l’analisi dei processi sociali dell’amministrazione presidenziale, mentre Sofia Zakharova, responsabile per lo sviluppo ICT del direttorato, cura l’infrastruttura di comunicazione per i Paesi occidentali. 

A differenza delle vecchie strutture di Prigozhin, il nuovo apparato impiega centinaia di professionisti con curriculum di alto profilo, inclusi diplomati all’istituto diplomatico Mgimo e dipendenti del ministero degli Esteri. Un’inchiesta del sito di notizie indipendente The Insider, basata su carteggi interni inviati al Cremlino, ha rivelato come questi operatori si definiscano “soldati dell’ideologia” e “architetti sociali”. 

Il loro obiettivo è “promuovere dall’interno narrative russe nei Paesi non amichevoli”, diffondendo contenuti falsi ma non direttamente attribuibili alla propaganda di Mosca. Per farlo si avvalgono di set cinematografici allestiti in Russia con comparse, attori e oggetti di scena volti a ricreare ambientazioni di Paesi come Italia, Germania o Gran Bretagna, integrando il tutto con computer grafica, deepfake, realtà aumentata e persino riprese sul campo nei Paesi target. 

Gli strateghi dell’agenzia impiegano l’intelligenza artificiale per individuare i temi sociali e politici più divisivi all’interno di ciascuna nazione. In Italia, per amplificare le ostilità verso i migranti, l’agenzia ha pianificato la diffusione di fake news relative a presunte “residenze sequestrate ai russi da offrire ai rifugiati ucraini, con i costi di mantenimento sostenuti dalle amministrazioni locali”.  

L’operazione prevedeva inoltre il reclutamento di blogger italiani da retribuire per produrre sketch sui danni causati dalle sanzioni, raccomandando riservatezza sulla committenza: “La cosa principale è che non capiscano da chi è stato commissionato — in questo momento, si pensa che sia un partito politico italiano”, si legge nei documenti scritti. 

L’operatività si sviluppa sia online sia offline. L’agenzia impiega bot per amplificare foto provocatorie (come quella della stella di David apparsa sui palazzi di Parigi nel novembre 2023, eseguita originariamente da agenti russi) e spende centinaia di dollari al giorno, anche tramite il gruppo di società affiliate “Structure”, per promuovere link che rimandano a clonazioni di siti di informazione autorevoli. I commenti contenenti questi link fasulli vengono diffusi capillarmente sotto i post di media reali su Facebook, Instagram, Telegram e X. 

Il piano elaborato da Kiriyenko nel luglio 2022 prevedeva una campagna coordinata in cinque Paesi (tra cui Germania, Italia e Gran Bretagna) con tre priorità: screditare Usa, Regno Unito e la Nato; trasmettere la “verità” russa sul conflitto; spingere l’opinione pubblica, in primis quella tedesca, a opporsi alle sanzioni. Nel 2023 è stata poi lanciata la controcampagna anti-ucraina “Uganda”, focalizzata sul dividere le élite di Kiev, demoralizzare le truppe e influenzare negativamente la vita civile. 

Tra le notizie false di maggior impatto si annoverano le menzogne sugli acquisti immobiliari dell’ex ministro della Difesa ucraino Oleksiy Reznikov a Cannes, Dubai e Madrid, lo shopping di lusso da Cartier a New York attribuito alla First Lady Olena Zelenska e le presunte imbarcazioni di lusso acquistate da Volodymyr Zelensky. 

La narrazione sui presunti yacht del presidente ucraino, originata dal quotidiano Komsomolskaya Pravda citando finti documenti della “Mediterranea Association of Yacht Brokers”, è stata ripresa dal sito di fake news DC Weekly e successivamente rilanciata negli Stati Uniti da esponenti politici come la rappresentante Marjorie Taylor Greene e i senatori Thom Tillis e JD Vance. Quest’ultimo, nel dicembre 2023, era intervenuto al podcast di Steve Bannon sostenendo: “Il welfare viene tagliato, i nostri nonni gettati in povertà, perché uno dei ministri di Zelensky possa acquistare uno yacht ancora più grande?“. Gli interventi dei politici occidentali ingannati dalla propaganda sono stati poi regolarmente raggruppati in dossier consegnati al Cremlino. 

La storia dei gioielli Cartier, veicolata inizialmente da account anonimi e poi ripresa da influencer e figure politiche come il britannico George Galloway, il giornalista Max Blumenthal e la commentator Candace Owens (che scrisse: “Non vogliamo avere nulla a che fare con Zelensky. Rubi ai nostri mentre tua moglie dissipa decine di migliaia di dollari facendo shopping a Parigi. Disgustoso”), dimostra l’efficacia del modello. 

Nei report inviati al Cremlino, Gambashidze (insignito nell’ottobre 2024 della Medaglia dell’Ordine al Merito della Patria come esperto del think tank Eisi) ha rivendicato i risultati ottenuti: “Dopo due anni di operazioni, il progetto è diventato effettivamente l’unico modo per influenzare l’opinione pubblica nei Paesi obiettivo in modo ‘nativo’, senza che i contenuti portino apertamente il marchio di ‘propaganda russa’“. In un filmato, lo stesso Gambashidze ha dichiarato: “Le nostre narrative sono immerse nelle opinioni sul mondo dei cittadini occidentali. Crediamo con forza nella vittoria definitiva, dal momento che abbiamo preparato con attenzione i nostri attacchi nell’informazione e compreso gli obiettivi del progetto. Il campo di battaglia sono le menti delle persone sul pianeta terra!“. 

Le direttive dell’agenzia includevano la produzione di video manipolatori, come quelli destinati alla Germania in cui si accostavano i rifugiati ucraini a simboli nazisti o all’Isis, o contenuti destinati al Regno Unito nei quali un finto cittadino siriano minacciava aggressioni contro gli ucraini a Londra (“Se vedo anche solo un altro ucraino qui, lo sgozzo”). 

Il piano dell’agenzia prevedeva infine la creazione di reti e community online di “piagnucoloni” nate per accogliere gli sfoghi quotidiani degli utenti occidentali: una volta creata la comunità e ottenuta la partecipazione degli utenti, gli argomenti politici e le narrative ostili (dai rincari alle polemiche sui rifugiati) venivano progressivamente e sottilmente introdotti nelle conversazioni.