PECHINO - Il Partito Comunista Cinese ha annunciato una nuova offensiva disciplinare contro le “regole non scritte” che alimentano la corruzione e consentono a funzionari e dirigenti di aggirare le norme ufficiali attraverso reti di relazioni personali, scambi di favori e meccanismi informali di potere. È questo uno degli elementi centrali della strategia approvata dal quinto plenum del Comitato centrale del PCC, conclusosi a Pechino dopo quattro giorni di lavori, con l’obiettivo di rafforzare il controllo interno e la disciplina sui quadri in vista del 21° Congresso nazionale previsto per la seconda metà del 2027.
I vertici del partito hanno illustrato la manovra durante una conferenza stampa, ribadendo la necessità di mantenere altissima la pressione anticorruzione a quasi 14 anni dall’avvio della campagna promossa dal presidente Xi Jinping. Il documento approvato dalla riunione, intitolato “Decisione del Comitato centrale su alcune importanti questioni relative al costante rafforzamento della disciplina e del governo rigoroso del partito”, individua esplicitamente nelle prassi informali uno dei principali ostacoli all’applicazione delle direttive ufficiali.
“Per un certo periodo, alcune regole non scritte hanno continuato a esistere, in misura diversa, sia all’interno sia all’esterno del partito, compromettendo l’autorità e l’efficacia delle norme e della disciplina”, ha spiegato Xie Chuntao, vicepresidente esecutivo della Scuola centrale del partito, sulla base di quanto riportato dal South China Morning Post. Tali comportamenti, ha sottolineato Xie, hanno suscitato forti reazioni critiche sia tra i funzionari sia nell’opinione pubblica.
Per contrastare il fenomeno, la nuova strategia punta su una maggiore trasparenza nelle attività di partito e di governo, sul rafforzamento dell’educazione disciplinare, sulla correzione delle irregolarità e sulla creazione di meccanismi istituzionali capaci di impedirne la ricomparsa.
Il tema era stato affrontato in prima persona dallo stesso Xi Jinping in un articolo pubblicato ad ottobre sulla rivista teorica del partito, Qiushi. Nel testo, il presidente cinese aveva avvertito che, di fronte alla mancata applicazione delle norme formali, le regole informali finiscono per prosperare, riducendo le disposizioni ufficiali a semplici strumenti di facciata. Secondo Xi, questo sistema ufficioso favorisce l’ascesa di intermediari politici e opportunisti che sfruttano i contatti personali per ottenere promozioni a scapito dei criteri di merito istituzionali.
Tang Fangyu, direttore dell’Ufficio centrale per la ricerca sulle politiche del PCC, ha precisato che Xi ha guidato personalmente la stesura del documento, coordinando le consultazioni che hanno raccolto oltre mille proposte di modifica da organismi territoriali e istituzioni di partito. La decisione mira a costruire un sistema in cui i funzionari “non osino, non possano e non vogliano essere corrotti”, intervenendo sia sulle violazioni sia sulle precondizioni che le generano.
La stretta inciderà direttamente sulle procedure di reclutamento e promozione. Huang Jianfa, vicedirettore del Dipartimento centrale dell’Organizzazione, ha chiarito che saranno esclusi dagli incarichi quanti manifestino slealtà politica, adottino comportamenti difformi dalle direttive ufficiali o usino il proprio potere per tornaconto personale. Parallelamente verranno potenziati i meccanismi di valutazione e le tutele per i quadri che dimostrano iniziativa, per evitare che la paura delle sanzioni si traduca in immobilismo amministrativo.
Sul fronte dei controlli, il vicepresidente della Commissione centrale per l’ispezione disciplinare, Zhang Fuhai, ha annunciato un maggiore coordinamento tra gli organismi di vigilanza del partito, delle amministrazioni locali e delle istituzioni statali. I dati presentati indicano che dal 2012 gli organi disciplinari hanno avviato oltre 8,1 milioni di procedimenti e sanzionato circa 7,9 milioni di persone, tra cui 963 dirigenti gestiti direttamente dal Comitato centrale. Le nuove azioni ispettive si concentreranno sui settori ad alta concentrazione di potere, risorse finanziarie e interessi economici, oltre che sui legami illeciti tra politica e mondo imprenditoriale.
La portata della campagna trova conferma nei provvedimenti ratificati dallo stesso plenum nei confronti di 34 membri effettivi o supplenti del Comitato centrale, suddivisi tra 18 dirigenti civili e 16 esponenti delle Forze armate. Per 33 di essi è stata confermata l’espulsione dal partito, mentre un altro dirigente è stato rimosso dai propri incarichi. Tra i vertici militari espulsi figurano gli ex generali Zhang Youxia e Liu Zhenli. Contestualmente, la riunione ha promosso all’interno del Politburo il generale Zhang Shengmin, responsabile della disciplina militare.
Il plenum è stato caratterizzato anche da un livello di affluenza eccezionalmente basso: si sono presentati soltanto 162 dei 205 membri effettivi originari del Comitato centrale (pari a circa il 79%), affiancati da 117 membri supplenti. Le marcate assenze e le epurazioni ai vertici dell’apparato civile e militare testimoniano la profondità del rimpasto in atto nell’élite di Pechino, a un anno dal congresso del 2027 che rinnoverà la leadership e ridefinirà gli equilibri di potere nel Paese.