PAVIA - Per quasi quarant’anni la morte di Francesco Ancona, trovato senza vita lungo una strada di campagna a Mortara, in provincia di Pavia, era stata considerata un suicidio. Ora una nuova consulenza medico-legale ribalta quella ricostruzione: il quarantottenne, morto l’11 febbraio 1987, sarebbe stato vittima di una violenta aggressione. 

A confermarlo sono gli accertamenti condotti dalla professoressa Cristina Cattaneo, medico legale e antropologa forense incaricata dalla Procura di Pavia, che nel settembre 2024 aveva riaperto il caso. Due le persone indagate, tra cui la moglie della vittima e un uomo sospettato di aver partecipato all’omicidio. 

Ancona era stato trovato sul ciglio della strada che collega Mortara, dove viveva con la famiglia, a Ceretto, con il cranio gravemente fratturato. Gli investigatori dell’epoca avevano ipotizzato che si fosse volontariamente lasciato investire da un camion, mai identificato,  e il fascicolo era stato archiviato come suicidio. 

Una conclusione alla quale i tre figli dell’uomo non avevano però mai creduto e già nel 1987 avevano espresso dubbi sulle circostanze della morte del padre, sospettando che fosse stato ucciso. 

La svolta è arrivata dopo la riapertura dell’inchiesta, resa possibile da elementi trasmessi dalla Procura di Trapani nell’ambito di un altro procedimento a carico della vedova, relativo a un presunto tentato omicidio ai danni di uno dei figli. 

I magistrati pavesi hanno disposto la riesumazione della salma, sepolta a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, affidando a Cattaneo nuovi accertamenti sulle cause del decesso. 

La consulenza, depositata nei giorni scorsi, descrive uno scenario incompatibile con l’ipotesi dell’investimento volontario. 

L’uomo sarebbe stato infatti colpito ripetutamente alla testa con un corpo contundente. I medici legali hanno individuato anche una lesione alla mano sinistra, interpretata come il segno di un tentativo di difendersi dagli aggressori. 

Dopo le violenze, Ancona non sarebbe morto immediatamente, ma al termine di un’agonia durata circa un’ora. 

La nuova analisi non ha inoltre individuato elementi a sostegno dell’ipotesi che l’uomo soffrisse di una sindrome depressiva, circostanza che indebolisce ulteriormente la ricostruzione del suicidio. 

Dall’inchiesta emergono anche altri due particolari: negli ultimi giorni di vita Ancona avrebbe manifestato uno stato di insolita debolezza fisica compatibile, secondo gli investigatori, con un possibile tentativo di avvelenamento. 

Sul corpo e sugli indumenti sono state inoltre rilevate tracce di benzina, e la Procura ipotizza che gli aggressori avessero cercato di disfarsi del cadavere, forse tentando di incendiarlo, senza però riuscirci. 

L’attenzione degli investigatori si concentra sulla moglie della vittima e su un secondo indagato, indicato come possibile esecutore materiale dell’aggressione. Entrambi risiedono attualmente a Castellammare del Golfo. 

Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti c’è anche un movente legato a una relazione extraconiugale che la donna avrebbe avuto all’epoca dei fatti.