ATLANTA (Stati Uniti) — La riunione dei ministri degli Esteri del G20 ad Atlanta si è aperta in un clima di forte contrapposizione diplomatica. Il Segretario di Stato Usa Marco Rubio ha inaugurato i lavori definendo la congiuntura attuale un “momento cruciale” e di necessaria “scelta” di fronte a una serie di crisi interconnesse che minacciano la stabilità e le fondamenta dell’ordine economico globale, provocando nuove turbative alle catene di approvvigionamento di energia e cibo, al commercio e alla libertà di navigazione. 

“Siamo incaricati, per conto delle nazioni che serviamo, di lavorare insieme per coordinare le risposte alle crisi emergenti e proteggere i nostri interessi condivisi”, ha affermato Rubio nel suo discorso di apertura, sottolineando che, nonostante le divergenze, resta possibile “ottenere risultati significativi per i nostri cittadini” e porre le basi per la stabilità geopolitica e la prosperità in vista del vertice dei leader in programma a Miami dal 14 al 16 dicembre. 

A rallentare e complicare i lavori del summit è stata la presenza del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. Le profonde spaccature sui conflitti in Ucraina e Medio Oriente hanno provocato vistose assenze e strappi protocollari. La ministra degli Esteri canadese, Anita Anand, non si è presentata alla sessione plenaria di apertura, arrivando in ritardo da un vertice Ue-Canada a Montreal, mentre il rappresentante del Sudafrica non è stato invitato dagli Stati Uniti, che detengono la presidenza di turno. 

L’episodio più clamoroso ha riguardato la cancellazione della tradizionale “foto di famiglia”. Un terzo dei partecipanti (tra cui le rappresentanze di Unione Europea, Canada e Australia) si è rifiutato di posare accanto a Lavrov. Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ha dichiarato apertamente ai cronisti che “in nessun caso ci sarà una foto di gruppo con i partner europei e il signor Lavrov insieme perché non c’è alcuna normalità con la Russia”. 

Nonostante alcuni diplomatici avessero ipotizzato la soluzione di compromesso di scattare due distinte fotografie (una con e una senza il ministro russo), Rubio ha deciso di eliminare del tutto lo scatto dal programma ufficiale. Il vicepremier e ministro degli Esteri polacco, Radosław Sikorski, ha spiegato di non essere stato l’unico a rifiutare la posa, lanciando un messaggio diretto al collega di Mosca: “È ora di porre fine a questa sanguinosa guerra”. 

Da parte sua, Lavrov è giunto ad Atlanta con l’obiettivo prioritario di chiedere la revoca delle sanzioni economiche imposte a Mosca. Come comunicato dal ministero degli Esteri russo, la delegazione intende contestare la politica “distruttiva” delle potenze occidentali accusate di usare “armi economiche” come sanzioni, guerre commerciali e blocchi delle filiere produttive per penalizzare i rivali. “Ribadiremo la nostra convinzione che la prosperità dei popoli possa essere garantita soltanto se l’economia mondiale rimane aperta. Ciò implica la lotta contro la concorrenza sleale e contro le pratiche neocoloniali ampiamente utilizzate dall’Occidente”, si legge nella nota del dicastero russo. 

Mosca ha inoltre sottolineato le difficoltà burocratiche incontrate nella preparazione della visita, lamentando ostacoli nell’ottenimento dei visti e negli accrediti rilasciati dalle autorità statunitensi, e sollecitando un impegno costante per rimuovere le limitazioni agli spostamenti dei diplomatici russi negli Stati Uniti. 

La presenza di Lavrov sul suolo Usa si inserisce nel solco delle recenti decisioni del presidente statunitense Donald Trump, che ha stretto un’intesa con Vladimir Putin per allentare alcune sanzioni e consentire l’importazione di gasolio russo sul mercato statunitense. La misura, pensata per calmierare i prezzi dei carburanti negli Usa a ridosso delle elezioni di metà mandato del 3 novembre, ha scatenato le proteste di Kiev e dei partner europei. Mosca ha già confermato la partenza di tre petroliere cariche di carburante verso i porti statunitensi e il salpamento di una quarta imbarcazione. 

L’intesa sul carburante e le deroghe concesse a Mosca rappresentano il vero nodo politico del vertice. L’ex capo economista del Dipartimento di Stato Heidi Crebo-Rediker ha evidenziato come l’asse tra Trump e Putin sull’energia costituisca il convitato di pietra delle riunioni, riflettendo una frammentazione senza precedenti tra le potenze del G7 e i Paesi emergenti (come Brasile e India) alle prese con la rivalità strategica tra Washington e Pechino. 

L’Alta Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri, Kaja Kallas, ha annunciato su X l’intenzione di sollecitare un maggiore sostegno militare a Kiev e di spingere per l’attivazione del Tribunale Speciale e della Commissione sui risarcimenti, ribadendo che “la Russia deve essere chiamata a rispondere delle sue azioni”. Al contempo, diversi Paesi attualmente impegnati in delicate trattative commerciali con gli Stati Uniti (tra cui Canada, Messico e India) hanno scelto di mantenere un profilo cauto per evitare scontri diretti. 

Nell’agenda Usa figura anche la promozione dell’iniziativa “Pax Silica”, promossa da Rubio per coordinare i Paesi del G20 contro il monopolio cinese sulle terre rare e sui minerali critici. Tuttavia, di fronte alle difficoltà di raggiungere un consenso unanime tra tutti i membri, gli esperti rilevano la tendenza di Washington a virare su dichiarazioni congiunte tra gruppi ristretti o formati ad hoc, come il vertice del Quad (Usa, India, Giappone e Australia) previsto a margine dei lavori di Atlanta. 

Mentre l’economia statunitense registra una crescita accelerata spinta dagli investimenti nell’intelligenza artificiale, le tensioni politiche internazionali si intrecciano con l’imminente scadenza elettorale Usa e con i preparativi per i colloqui tecnici trilaterali su un possibile cessate il fuoco tra Russia, Ucraina e Stati Uniti, previsti per il mese prossimo ad Abu Dhabi.