BUENOS AIRES – È il “parlamentino” degli italiani all’estero. Parliamo dei Comites (Comitati italiani all’estero, appunto), istituiti con una legge del 1985, successivamente riformata dalla n. 286 del 2003.

Sono organi elettivi e rappresentano i connazionali nell’ambito della circoscrizione consolare: sono l’articolazione tra i diritti dei cittadini e l’istituzione diplomatica.

A parlarne, durante Cena del Lunedì del Circolo Italiano di Buenos Aires, è Darío Signorini, presidente del Comites di Buenos Aires, arrivato alla fine del secondo mandato consecutivo. Quest’anno sono previste le nuove elezioni e Signorini non sarà più candidabile. Per questo, in assenza di conflitti di interesse, si presta a spiegare ai presenti il meccanismo di funzionamento dell’istituzione.

“Nel caso dell’Argentina – spiega – abbiamo nove circoscrizioni consolari e altrettanti Comites: Buenos Aires, Lomas de Zamora e Morón (entrambe nel conurbano della capitale), La Plata, Mar del Plata, Bahía Blanca, Córdoba, Mendoza e Rosario”.

La circoscrizione di Buenos Aires, tuttavia, non comprende soltanto la città, ma si estende fino a San Pedro, Baradero e Zárate a nord; a ovest fino a Luján, a sud fino ad Avellaneda.

“La circoscrizione consolare di Buenos Aires rappresenta circa 420mila connazionali – afferma Signorini –. Supera ampiamente Londra e tutte le altre circoscrizioni, collocandosi al vertice tra i 108 Comites presenti nel mondo”.

Le circoscrizioni consolari ottengono la loro rappresentanza attraverso il Comites a partire da 5.000 elettori. In questo caso vengono eletti 12 membri. Oltre i 100.000 elettori, come è il caso di Buenos Aires, i membri eletti diventano 18.

Per essere eletti (e partecipare al voto come elettori) si deve possedere la cittadinanza italiana, essere iscritti all’Aire (l’elenco degli italiani residenti all’estero), figurare nelle liste elettorali.

Questi i requisiti amministrativi, ma secondo il presidente non sono sufficienti. “Bisogna avere spirito di servizio – aggiunge –. Cioè lavorare a titolo gratuito per rappresentare i connazionali nella difesa dei loro diritti”.

L’obiettivo è anche lavorare per la comunità, promuovendo i valori dell’italianità, la cultura, lo sport, la lingua italiana e tutte le attività che coinvolgono le istituzioni.

“Ritengo molto importante anche il settore educativo, non solo per la presenza della scuola paritaria, ma anche per il lavoro svolto con le università, sviluppando progetti legati alla formazione e all’inserimento lavorativo”, dice Signorini, che cita la collaborazione con la Camera di Commercio italo-argentina nell’ambito del Piano Fenix per favorire l’occupazione dei connazionali sia in Argentina sia in Italia.

“Lavoriamo molto con i giovani. I giovani non sono il futuro, sono già il presente”, afferma.

Secondo Signorini, le caratteristiche della comunità italiana presentano una grande variabilità interna. Ci sono persone molto coinvolte rispetto alla politica italiana, vicine alle istituzioni e all’esercizio dei diritti di cittadinanza. “Ma ci sono persone arrivate dall’Italia dopo aver attraversato grandi difficoltà – spiega –. Proprio a causa di quelle esperienze, non si sono mai avvicinate ai Consolati, non si sono registrate all’Aire e, con il passare delle generazioni, non sono riuscite a trasmettere pienamente la propria identità ai figli e ai nipoti”.

Il presidente specifica subito che il suo non è un giudizio di valore: “Ogni storia va compresa nel suo contesto. Chi ha vissuto grandi sofferenze spesso fatica anche a trasmettere la propria esperienza”. Ed è proprio qui che interviene il Comites, mettendo a disposizione l’esperienza accumulata in tanti anni di lavoro e di contatto con le associazioni. “Queste ultime non sono semplicemente edifici o strutture – sottolinea –. Le associazioni hanno un’anima. Ed è proprio quell’anima che dobbiamo continuare a coltivare”.

Per questo partecipare alle elezioni per il Comites, previste per la fine di quest'anno, è fondamentale. Gli elettori potranno scegliere tra le diverse liste presentate. Ognuna deve essere composta da 18 candidati effettivi e 6 supplenti. Deve inoltre raccogliere un numero minimo di firme di sostegno, che al momento non è ancora stato stabilito (erano 100 alle ultime elezioni).  

A Buenos Aires si eleggeranno 18 consiglieri con cittadinanza italiana, a cui si aggiungono sei membri cooptati.

“Il cooptato è una persona di origine italiana che però non possiede la cittadinanza – spiega Signorini –. Viene proposta dalle associazioni ed eletta dai 18 consiglieri del Comites”. A quel punto diventa membro a tutti gli effetti, senza alcuna differenza. In questo modo il numero complessivo dei componenti del Comites arriva a 24.

Durante la prima seduta tutti i consiglieri sono semplicemente “membri eletti”, ma è in quel momento che vengono assegnate le cariche: presidente, vicepresidente, segretario, tesoriere e così via. La normativa prevede inoltre che il Comites tenga almeno quattro riunioni ordinarie all’anno.

“La cosa più importante, alla fine di ogni mandato – dice Signorini – è spiegare in modo trasparente cosa è stato realizzato e cosa resta da fare rispetto al programma. Ed è quello che faremo”.

Una dichiarazione di intenti che è anche un commiato. La legge attuale prevede per consiglieri e presidente un limite di due mandati consecutivi – ricorda Signorini –. Io e molti altri non potremo ricandidarci. Ma il Comites continua il proprio lavoro e io continuerò con il mio impegno nel Maie, il movimento fondato da Ricardo Merlo, per collaborare alla formazione delle future squadre che ci rappresenteranno”.

Fanno parte del Maie i due parlamentari (il deputato Franco Tirelli e il senatore Mario Borghese) eletti nella circoscrizione America del Sud e Caraibi, insieme con il piddino Fabio Porta.

A questo proposito, Signorini anticipa la possibilità che alle prossime elezioni politiche italiane venga modificata la ripartizione delle circoscrizioni estere. “Per esempio, accorpando il Nord e Sud America, oppure l’Australia – dice –. Potrebbero esserci cambiamenti anche per la circoscrizione Europa. Il numero dei rappresentati, però, non dovrebbe cambiare”.