MILANO - La corsa per le prossime comunali di Milano entra nel vivo. Nel centrodestra tramonta la possibile candidatura di Carlo Cottarelli, che ha annunciato di non essere disponibile, mentre nel centrosinistra Mario Calabresi apre alla possibilità di correre per Palazzo Marino. 

Forza Italia non nasconde il rammarico, e Alessandro Sorte, deputato e segretario azzurro in Lombardia, accusa chi nel centrodestra ha “cercato di contrastare, indebolire o sabotare” la candidatura di Cottarelli di avere compiuto “un atto di incoscienza”. Secondo Sorte, il suo nome avrebbe consentito di allargare il perimetro della coalizione, rafforzare l’area moderata e intercettare i delusi da anni di amministrazioni di centrosinistra. 

Da Fratelli d’Italia arriva un richiamo a cambiare metodo. Riccardo Truppo, capogruppo a Palazzo Marino, invita il centrodestra milanese a parlare di contenuti e visione per la città, ammettendo che la fase delle autocandidature “è stata forse fuorviante” e ha distratto la coalizione da ciò che interessa agli elettori. 

Sul dossier interviene anche Ignazio La Russa, che da tempo guarda al nome di Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati. Il presidente del Senato racconta di avere sentito Cottarelli nelle scorse settimane e di averlo incoraggiato a valutare una candidatura, ma aggiunge che l’economista aveva manifestato fin dall’inizio problemi personali e familiari.  

Per La Russa, la corsa di Forza Italia a mettergli “una maglietta anzitempo” è stata forse “priva di prudenza”, e ora - sostiene - bisogna affidare la scelta a Giorgia Meloni e ai vicepresidenti, dopo un sondaggio serio e senza ulteriori ritardi. 

Nel centrosinistra, intanto, prende forma l’ipotesi Calabresi. “Candidarmi? Alla tanta gente che me lo chiede per strada, io rispondo che sì, io ci penso. Ci sto pensando e mi piacerebbe fare la mia parte per Milano”, ha detto l’ex direttore de “La Stampa”.  

Il suo nome è considerato gradito da una buona parte del Pd milanese, soprattutto come apertura al mondo civico, ma restano anche le aspirazioni interne al partito, a partire da Pierfrancesco Majorino e dalla vicesindaca Anna Scavuzzo. Una parte dei dem preferirebbe evitare le primarie e convergere su Calabresi, ma la consultazione della base sulla scelta definitiva resta possibile. 

Il nome di Calabresi incassa subito l’apprezzamento di Carlo Calenda. “Sarebbe un ottimo candidato per fare il sindaco a Milano”, ha scritto su X il leader di Azione. 

Alle primarie del centrosinistra si candida anche Lorenzo Pacini, 30 anni, assessore al Verde e all’Arredo urbano del Municipio 1, che lancia la sua idea di “socialismo municipale”, affermando che “Milano è la città più cara d’Italia e chi la fa girare non riesce più a viverci”. 

In particolare Pacini attacca anche l’idea di amministrare Milano “come se fosse un’azienda”, sostenendo che la giunta non è un consiglio di amministrazione e il sindaco non è un amministratore delegato. “Mai più decisioni calate dall’alto. Mai più casi come San Siro”, dice. 

Da destra si muove invece anche Futuro Nazionale, con Roberto Vannacci che annuncia l’adesione di Luca Bernardo, ex Forza Italia, e rivendica la crescita del movimento. “Presto l’annuncio del candidato sindaco di Futuro Nazionale”, afferma, presentando Bernardo come un rafforzamento del “manipolo meneghino”.