NEW DELHI - È diventato un vero e proprio fenomeno politico il Cockroach Janta Party (Cjp), ovvero il “Partito del popolo degli scarafaggi”. Nato a maggio sui social media da una pagina satirica creata dallo studente Abhijeet Dipke (che ha raggiunto oltre 22 milioni di follower su Instagram in pochi giorni), il movimento è rapidamente sfociato in imponenti manifestazioni di piazza.
Da cinque giorni e a partire da lunedì, migliaia di giovani occupano una piazza nel centro di New Delhi e la zona di Jantar Mantar, promuovendo scioperi della fame, cortei in diverse città e tentativi di marcia verso il Parlamento in concomitanza con l’apertura della sessione legislativa, mentre la polizia ha disposto imponenti misure di sicurezza per limitare gli assembramenti.
La mobilitazione, nata per denunciare le ripetute frodi che compromettono i concorsi universitari, rappresenta per il premier Narendra Modi la più grave crisi politica dalla sua rielezione, nel 2024, a un terzo mandato alla guida del Paese.
Il nome del movimento trae origine da una controversia locale risalente a maggio, quando il giudice della Corte Suprema Surya Kant, durante un’udienza, paragonò alcuni attivisti e giovani disoccupati a “scarafaggi” e “parassiti”. L’insulto, che ha scatenato una forte indignazione online, è stato poi fatto proprio dai sostenitori e trasformato in un’identità satirica con cui sfidare l’establishment politico e la magistratura.
Al centro della protesta vi sono le segnalazioni di fughe di notizie, manipolazioni e irregolarità negli esami ufficiali, tra cui il Neet-Ug, la prova nazionale per l’ammissione alle facoltà di medicina. In un Paese di oltre 1,4 miliardi di abitanti, tali esami non regolano solo l’accesso alle università e ai posti di lavoro pubblici, ma costituiscono la principale via di mobilità sociale e meritocratica per milioni di famiglie. Ogni sospetto di illecito mina la fiducia nel sistema, in un contesto segnato da una forte competizione giovanile e da un mercato del lavoro critico: sebbene il tasso di disoccupazione generale nel 2025 sia stato del 3,1%, nella fascia d’età tra i 15 e i 29 anni il dato ha raggiunto il 9,9%.
Per questi motivi, i manifestanti chiedono le dimissioni del ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan, ritenuto responsabile della gestione dei test. “Speriamo che il governo venga con uno spirito aperto e ascolti il popolo di questo Paese”, ha dichiarato alla stampa il portavoce del movimento, Saurav Das.
Un contributo fondamentale nel dare visibilità nazionale alla protesta è arrivato dall’attivista Sonam Wangchuk. Ingegnere del Ladakh e riformatore dell’insegnamento, insignito nel 2018 del premio Ramon Magsaysay per il suo impegno nell’istruzione e nella sostenibilità, Wangchuk si è unito alla causa chiedendo le dimissioni di Pradhan attraverso uno sciopero della fame durato 21 giorni a sola acqua e sale. Sabato scorso la polizia lo ha trasferito in un ospedale di New Delhi, alimentando ulteriormente il movimento.
La pressione esercitata dalla piazza ha spinto il governo ad accettare il dialogo: per la giornata di oggi sono stati programmati colloqui con i rappresentanti degli studenti. Parallelamente, il Consiglio dei ministri si appresta a esaminare un progetto di legge per introdurre procedure giudiziarie accelerate e sanzioni più severe contro le irregolarità nei concorsi.
Ad annunciarlo è stato lo stesso premier Modi in un videomessaggio notturno pubblicato sui social, confermando l’esame del disegno di legge per “introdurre procedimenti giudiziari accelerati e pene severe” contro chi commette frodi. “Faremo tutto il possibile affinché il progetto di legge sia presentato e approvato dal Parlamento il più rapidamente possibile”, ha aggiunto il primo ministro.