TEL AVIV - Restano divergenti le ricostruzioni su quanto avvenuto oggi in Cisgiordania, dove nel corso di una sparatoria nei pressi del villaggio di Tell si sono registrati quattro morti tra i palestinesi e un deceduto israeliano. Il bilancio conta anche altri sette feriti tra le due parti, cinque dei quali versano in gravi condizioni secondo quanto riferito da fonti mediche. 

Secondo la ricostruzione fornita da funzionari palestinesi, i disordini sono iniziati quando un gruppo di circa 25-30 coloni israeliani ha attaccato la zona orientale del villaggio di Tell, vicino all’insediamento di Havat Gilad, tentando di fare irruzione in due abitazioni. Esam Saifi, leader locale del partito Fatah, ha dichiarato in un’intervista a Reuters che i coloni hanno aperto il fuoco contro i residenti usciti per affrontarli. Saifi ha aggiunto che, circa mezz’ora dopo, gli israeliani sono tornati per attaccare la parte occidentale del villaggio, ferendo un minore con un’arma e scatenando il caos, prima dell’arrivo dell’esercito israeliano che ha iniziato a sparare insieme ai coloni. 

Di diverso avviso sono i coloni e le Forze di Difesa Israeliane (Idf), secondo cui l’episodio sarebbe scattato a seguito dell’attacco subito da un gruppo di israeliani impegnati in un’escursione nella zona di Nablus. In base a questa versione, un palestinese avrebbe sottratto l’arma a una guardia della sicurezza civile dell’insediamento di Havat Gilad aprendo il fuoco contro il gruppo, prima di essere ucciso dai soldati dell’Idf. 

Tuttavia, come evidenziato dal quotidiano Haaretz, le immagini riprese sul posto sembrano mostrare una persona armata in piedi vicino a un gruppo di persone, con le forze dell’Idf visibili alle sue spalle senza che intervengano. Le Forze di Difesa Israeliane, che considerano l’incidente un attacco terroristico, hanno provveduto a circondare l’area e diversi accessi a Nablus. 

A documentare lo scontro vi è anche un filmato diffuso su X dal giornalista Haim Goldich e ripreso dal Times of Israel, girato da escursionisti israeliani tra cui figuravano anche bambini. Il video mostra numerosi coloni armati, membri della protezione civile di Havat Gilad e un soldato dell’Idf che cerca di respingere decine di palestinesi alla periferia del villaggio. Tra spari in sottofondo, nelle immagini si vede un palestinese afferrare il fucile d’assalto del coordinatore della sicurezza dell’insediamento. 

La situazione in Cisgiordania continua a provocare forti reazioni istituzionali anche a livello internazionale, in particolare riguardo all’eventualità che il premier israeliano Benjamin Netanyahu viaggi all’estero. 

A Londra, il sindaco Sadiq Khan ha promesso l’arresto del primo ministro israeliano qualora si recasse in città: “Chiunque sia accusato di genocidio deve affrontare la giustizia”, ha dichiarato Khan a Channel 4 News, aggiungendo che collaborerebbe con il primo ministro britannico Andy Burnham per “far rispettare la legge”. Il primo cittadino della capitale britannica ha poi ribadito: “Chi commette genocidio non è benvenuto a Londra”. 

Le parole di Khan seguono le posizioni espresse nei giorni scorsi dal sindaco di New York, Zohran Mamdani. L’intenzione iniziale di Mamdani era quella di chiedere l’arresto del premier israeliano al suo arrivo a settembre per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. 

Successivamente, in un video pubblicato su X due giorni fa, lo stesso Mamdani ha riconosciuto i limiti procedurali della propria amministrazione: “La mia amministrazione ha esaminato ogni possibile via legale per stabilire se la città di New York possa dare esecuzione al mandato di arresto della Corte penale internazionale qualora Benjamin Netanyahu si recasse qui”, ha spiegato il primo cittadino della Grande Mela, ammettendo che “È chiaro che non abbiamo l’autorità legale indipendente per dare esecuzione a questo mandato”.  

Ciononostante, Mamdani ha rivolto un appello alle autorità federali: “La città di New York non può arrestare Benjamin Netanyahu ma il governo federale sì: lo invito a unirsi alla Corte penale internazionale e a eseguire il mandato di arresto”.