BERLINO (GERMANIA) - Un vincente per risollevare una Mannschaft che dal 2014 si è smarrita. Dopo l’ennesima delusione Mondiale, la Germania riparte da Jurgen Klopp, convinto ad abbandonare il suo esilio dorato per rimettere la tuta e rilanciare una nazionale che non sa più vincere.
Difficile optare per una soluzione migliore, un po’ come hanno cercato di fare Maldini e Leonardo con Guardiola: Klopp, 59 anni, è il tecnico tedesco più vincente degli anni Duemila e il suo stile di gioco “rock” è un marchio di fabbrica che ha fatto le fortune del Borussia Dortmund prima e del Liverpool poi.
Certo, fare il ct è tutt’altro mestiere rispetto ad allenare in un club ma paradossalmente Klopp arriva più preparato di quanto lo sarebbe stato due anni fa quando, ritenuta chiusa la lunga esperienza ad Anfield, decise di allontanarsi dalla panchina e accettare il ruolo di supervisore delle squadre della galassia Red Bull.
Un’esperienza che gli tornerà utile per un incarico davanti al quale non poteva dire no dopo aver visto il suo nome accostato a diverse panchine (Real Madrid su tutte) nelle ultime stagioni.
“La Nazionale può unire noi tedeschi come poche altre cose ed è proprio questo che rende questo incarico così speciale per me”, le prime parole di Klopp, che ha chiesto “umiltà e pazienza” per “sviluppare una squadra dove si combatte l’uno per l’altro, che abbia gioia nel giocare a calcio e dietro la quale le persone nel nostro Paese possano unirsi”.
Il neo ct, che prenderà il timone a partire dal 15 agosto e avrà nel suo staff i collaboratori di lunga data Peter Krawietz e Pepijn Lijnders (che ha lavorato anche con Guardiola) oltre a Sven Bender, mette però subito le cose in chiaro, memore del trattamento che in Germania è stato riservato a Nagelsmann e Tuchel. “Sarò pagato molto bene per questo lavoro, ma nel giorno in cui voi direte che non mi volete più, me ne andrò, senza chiedere buonuscita. Se la Federazione dirà ‘così non vogliamo andare avanti’, io me ne andrò. Se vi comporterete male e non lascerete tranquilla la mia famiglia, me ne andrò anche in quel caso. Nel percorso che intraprenderemo avremo bisogno anche di voi - ha detto rivolgendosi ai media - Sarebbe importante che in futuro, nel modo di raccontare le cose, ci fosse maggiore correttezza e si evitassero giudizi troppo rapidi”.
Preso anche per le sue doti di motivatore, il tecnico si ritrova fra le mani una Germania alla quale il talento non manca, vedi i vari Musiala, Havertz o Wirtz. “Abbiamo calciatori molto forti. Siamo la nazionale numero uno al mondo? No, ma non importa. Possiamo battere le undici squadre che ci precedono nel ranking Fifa? Sì”, promette.
Dal trionfo brasiliano del 2014 la Mannschaft stecca però i grandi appuntamenti: nelle ultime tre edizioni dei Mondiali è uscita per due volte nella fase a gironi per poi cadere nei sedicesimi sul suolo americano mentre agli Europei il miglior risultato sono le semifinali del 2016, mentre due anni fa in casa si è fermata ai quarti. Nè Loew prima, nè Flick e Nagelsmann poi sono riusciti a trovare la chiave di volta e toccherà ora all’ex tecnico di Borussia e Liverpool provarci nel prossimo quadriennio:
la Nations League - il 24 settembre l’esordio con l’Olanda in un girone che comprende anche Serbia e Grecia - il primo banco di prova in vista dei tornei che contano, Euro2028 e il prossimo Mondiale del 2030, data di scadenza del contratto firmato dall’uomo di Stoccarda.