SEUL - La Corea del Nord ha lanciato domenica due missili balistici a corto raggio dalla costa orientale del Paese, a circa tre ore di distanza l’uno dall’altro. Pyongyang in queste ultime settimane ha alzato il tono dello scontro, tornando ad accusare Stati Uniti e alleati di alimentare le tensioni nella penisola coreana attraverso le esercitazioni militari nella regione.
Secondo le autorità militari sudcoreane, entrambi i missili sono partiti dalla zona di Wonsan, sulla costa orientale. Il primo, lanciato intorno alle 15 (ora locale), ha percorso circa 450 chilometri, mentre il secondo, partito poco prima delle 18, ha volato per circa 600 chilometri. Le rilevazioni del ministero della Difesa giapponese indicano distanze leggermente inferiori, ma comunque di medio-lungo raggio.
I due missili sono caduti in mare senza raggiungere la zona economica esclusiva del Giappone e non sono stati segnalati danni ad aerei o imbarcazioni.
Le forze armate della Corea del Sud hanno rafforzato la sorveglianza in previsione di eventuali altri lanci e hanno riferito di essere in stretto contatto con Stati Uniti e Giappone. Il Consiglio per la sicurezza nazionale sudcoreano ha condannato i test, chiedendo a Pyongyang di interrompere i lanci di missili balistici, vietati dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Anche Tokyo ha presentato una protesta contro la Corea del Nord. Il ministro della Difesa giapponese Shinjiro Koizumi ha riferito che nel 2026 Pyongyang ha effettuato almeno 15 lanci di missili balistici o altri vettori in nove diverse occasioni, contro almeno cinque missili in quattro occasioni nell’intero 2025.
I nuovi test si inseriscono in una fase di rinnovate tensioni tra Pyongyang, Washington e i suoi alleati asiatici. La Corea del Nord ha criticato le recenti esercitazioni militari condotte dagli Stati Uniti con Corea del Sud e Giappone, considerandole una minaccia alla propria sicurezza.
Venerdì Kim Yo-jong, sorella del leader nordcoreano Kim Jong-un e figura di primo piano del regime, aveva accusato Washington di aggravare le tensioni nella penisola e ribadito che Pyongyang intende proseguire il rafforzamento del proprio arsenale nucleare.
Le critiche nordcoreane hanno riguardato anche Pacific Vanguard, l'esercitazione navale a guida statunitense alla quale hanno partecipato Corea del Sud, Giappone, Australia, New Zealand e Canada.
Negli ultimi mesi il presidente statunitense Donald Trump ha cercato di riaprire uno spazio per il dialogo con Kim Jong-un, arrivando a ridimensionare l’esercitazione annuale Ulchi Freedom Shield con la Corea del Sud. Pyongyang non ha però modificato la propria posizione. Kim Yo-jong ha sostenuto che la riduzione delle manovre non ne cambia quella che ha definito la natura “provocatoria e aggressiva”.
Il leader nordcoreano Kim Jong-un, da parte sua, ha lasciato aperta la possibilità di nuovi colloqui, ponendo come condizioni l'abbandono di quella che Pyongyang definisce la politica “ostile” degli Stati Uniti e il riconoscimento della Corea del Nord come Stato nucleare.
I lanci di domenica mostrano così che, nonostante i segnali di apertura provenienti da Washington, il confronto sulla sicurezza nella penisola coreana resta irrisolto. Seul, Washington e Tokyo mantengono il coordinamento sulla sorveglianza missilistica, mentre Pyongyang continua a legare lo sviluppo del proprio arsenale alle esercitazioni militari condotte dagli Stati Uniti e dai loro alleati nella regione.