BERLINO - Due elezioni regionali, due pesanti sconfitte per la Cdu e un nuovo segnale della trasformazione in corso nel panorama politico tedesco. Nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore Alternative für Deutschland (AfD) si è affermata come primo partito con oltre il 38% dei voti, mentre a Berlino è stata Die Linke a conquistare la prima posizione. Il cancelliere Friedrich Merz ha riconosciuto la gravità del risultato per i cristiano-democratici, ma ha escluso un cambio di rotta e ha promesso di proseguire con il programma di riforme del governo federale.

Il risultato più difficile per la Cdu arriva dal Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Land nordorientale affacciato sul Baltico. Secondo i risultati preliminari, l'AfD ha ottenuto il 38,2%, davanti alla SPD della ministra presidente Manuela Schwesig, al 35,5%. La Cdu si è fermata al 4,9%, sotto la soglia del 5% necessaria per entrare nel parlamento regionale. Nel 2021 aveva ottenuto il 13,3%. È la prima volta nella storia del partito che i cristiano-democratici non raggiungono la soglia di rappresentanza in un'elezione regionale, federale o europea.

“Non possiamo addolcire il risultato nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore: è stato un disastro”, ha ammesso Merz. Il voto arriva inoltre appena due settimane dopo le elezioni in Sassonia-Anhalt, dove l'AfD aveva già preceduto nettamente la Cdu. Per il partito del Cancelliere si tratta quindi del terzo risultato negativo in poche settimane.

La vittoria dell'AfD nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore non significa però automaticamente l'ingresso del partito nel governo regionale. Le altre principali forze politiche hanno finora escluso una coalizione con Alternative für Deutschland. Il candidato dell'AfD alla guida del Land, Leif-Erik Holm, ha comunque annunciato l'intenzione di proporre colloqui agli altri partiti.

L'AfD ha quasi raddoppiato i consensi rispetto alle precedenti elezioni nel Land, quando aveva ottenuto il 16,7%. La SPD, pur perdendo terreno rispetto al 39,6% del 2021, è riuscita nelle ultime settimane della campagna a ridurre sensibilmente il distacco indicato dai sondaggi. Schwesig ha dichiarato di voler lavorare alla formazione di un governo regionale “stabile e democratico”.

Lo scenario è diverso a Berlino, ma anche nella capitale la Cdu ha subito una forte battuta d'arresto. Le proiezioni riportate dalle fonti collocano Die Linke al primo posto con circa un quarto dei voti, davanti ai cristiano-democratici, intorno al 20%. La SPD scende attorno al 12%, mentre Verdi e AfD si contendono le posizioni successive. I dati pubblicati nel corso della notte elettorale sono variati con l'avanzare dello scrutinio, ma indicano con chiarezza una consistente crescita della Linke e una perdita di consensi della Cdu.

La candidata di Die Linke, Elif Eralp, potrebbe diventare la prima esponente del partito a guidare il governo della capitale. In campagna elettorale ha concentrato una parte importante del programma sul costo degli alloggi e degli affitti, uno dei temi più sentiti a Berlino. Una possibile maggioranza con SPD e Verdi emerge dalle fonti come una delle opzioni per la formazione del prossimo governo regionale.

Anche l'AfD ha aumentato i propri consensi nella capitale, pur restando molto lontana dal risultato ottenuto nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore. La co-leader nazionale Alice Weidel ha interpretato il voto come una conferma della crescita del partito e ha nuovamente criticato il rifiuto della Cdu di prendere in considerazione una collaborazione. “Il nostro obiettivo a lungo termine, naturalmente, è avere colloqui di coalizione con la Cdu”, ha dichiarato alla televisione pubblica ZDF.

La Cdu continua tuttavia a escludere alleanze con l'AfD. Il partito di Weidel e Tino Chrupalla resta quindi in una posizione particolare: può ottenere percentuali elevate e diventare la prima forza politica in alcuni Länder, ma senza partner parlamentari incontra forti ostacoli nella formazione di governi. Una situazione già emersa dopo il voto in Sassonia-Anhalt.

Il doppio risultato mette ora sotto ulteriore pressione Merz, cancelliere dal 2025 e alla guida a livello federale di una coalizione tra Cdu/Csu e SPD. Nelle settimane precedenti al voto erano circolate ipotesi su una sua possibile sostituzione durante la legislatura, mentre otto capi di governo regionali avevano espresso pubblicamente il loro sostegno al cancelliere.

Merz ha respinto l'ipotesi di abbandonare l'incarico. “Le riforme devono andare avanti”, ha detto dopo il voto, rivendicando la responsabilità di proseguire il programma del governo. “Quello che bisogna fare ora richiede fermezza, determinazione e pazienza. Le dimostrerò come presidente della Cdu e, soprattutto, come Cancelliere del nostro Paese”.

Al centro dell'agenda federale ci sono interventi sull'economia e sul sistema sociale, compresi sanità e pensioni. Le misure hanno provocato contrasti anche all'interno della maggioranza. Sul piano internazionale, inoltre, AfD e governo federale hanno posizioni nettamente diverse su alcuni dossier: in particolare, Alternative für Deutschland si oppone al sostegno militare tedesco all'Ucraina.

Il voto di domenica non determina direttamente il futuro del governo federale, ma modifica gli equilibri politici nei due Länder e aggiunge un nuovo elemento al confronto interno alla Cdu. Nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore l'AfD è diventata la prima forza senza disporre, almeno per ora, di alleati per governare; a Berlino la Linke si prepara invece a guidare i negoziati per una nuova maggioranza. Merz, da parte sua, lega la risposta alle sconfitte elettorali alla prosecuzione delle riforme. Saranno i prossimi mesi a mostrare come questa strategia inciderà sui rapporti nella coalizione federale e all'interno della stessa Cdu.