ROMA - È stata respinta in Svizzera la richiesta dell’Italia di costituirsi parte civile nel procedimento sull’incendio di Crans-Montana, in cui morirono 41 persone e altre 115 rimasero ferite. Tra le vittime del rogo divampato nella notte di Capodanno nel bar Le Constellation c’erano anche sei ragazzi italiani.
La decisione emerge dal provvedimento indirizzato all’avvocato che rappresenta il governo italiano, Romain Jordan. L’Italia ha già presentato ricorso contro l’ordinanza tramite il legale svizzero, che contesta in modo dettagliato le argomentazioni del giudice e insiste perché la costituzione di parte civile venga ammessa, anche alla luce della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo.
Nel provvedimento svizzero si legge che l’Italia “non può essere considerata parte del procedimento penale svizzero”, perché nessuno degli status processuali previsti le sarebbe riconoscibile. Il governo italiano, secondo il giudice, non può ottenere una qualità di “parte sui generis”, perché né il diritto federale né quello cantonale attribuiscono tale ruolo a uno Stato estero sulla base della nazionalità delle vittime o dei costi sostenuti per assisterle.
Il provvedimento esclude anche che l’Italia possa essere considerata una “parte terza interessata”. Riconoscerle comunque diritti processuali, si legge, equivarrebbe ad aggirare le condizioni previste per essere persona lesa o accusatore privato.
Nell’incendio morirono gli italiani Sofia Prosperi, Chiara Costanzo, Achille Barosi, Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti ed Emanuele Galeppini, tutti tra i 15 e i 17 anni. Il rogo sarebbe stato innescato da una candela scintillante fissata a una bottiglia di champagne: quando la bottiglia fu sollevata, la fiamma avrebbe raggiunto il soffitto e l’incendio si sarebbe propagato in pochi secondi, provocando il panico tra le circa 200 persone presenti, molte delle quali minorenni.
L’unica uscita era troppo stretta e alcuni clienti sfondarono una vetrina per fuggire. Testimoni hanno parlato di “panico assoluto”, con urla, caos e persone che cercavano di uscire schiacciandosi verso l’unica porta disponibile.
I proprietari del bar, Jacques e Jessica Moretti, hanno negato ogni responsabilità. In tribunale hanno dichiarato di non sapere che le candele scintillanti potessero provocare un incendio, sostenendo che queste erano autorizzate e collaudate dai vigili del fuoco che le ritenevano sicure, salvo possibili danni alle attrezzature.
Circa tre mesi fa si era chiuso anche il capitolo delle tensioni tra Italia e Svizzera sulle fatture inviate alle famiglie italiane delle vittime. Berna ha annunciato che non avrebbe più trasmesso quei conti, arrivati a decine di migliaia di euro, dopo la reazione indignata di Roma.