LONDRA - Il governo laburista di Keir Starmer affronta la sua crisi più profonda. La leader dell’opposizione Tory, Kemi Badenoch, ha invocato formalmente un voto di sfiducia contro il primo ministro, accusandolo di aver messo a rischio la sicurezza nazionale e di aver mentito al Parlamento pur di forzare la nomina di Peter Mandelson ad ambasciatore negli Stati Uniti.
A far precipitare la situazione è stata la testimonianza di sir Olly Robbins, l’ex Segretario Generale del Foreign Office recentemente silurato da Starmer. Davanti alla commissione Esteri, Robbins ha descritto un clima di “pressione costante” esercitata da Downing Street nel gennaio 2025 per accelerare l’accertamento di sicurezza (vetting) su Mandelson.
Le rivelazioni chiave di Robbins descrivono un clima di pressioni indebite, in cui l’ufficio di Starmer avrebbe chiesto ripetutamente aggiornamenti non sull’idoneità di Mandelson, ma solo sulle tempistiche per ottenere il nulla osta. Secondo l’opposizione, questo avrebbe portato a sacrificare la sicurezza, consentendo a Mandelson l’accesso a documenti classificati prima del completamento dei controlli e nonostante numerosi segnali di allarme.
Robbins ha inoltre spiegato che il governo temeva che una revoca della nomina durante l’insediamento di Donald Trump potesse danneggiare la “special relationship”, poiché un dietrofront sarebbe stato interpretato negativamente dalla nuova amministrazione statunitense.
Kemi Badenoch ha attaccato duramente il primo ministro ai Comuni, accusandolo di aver usato Robbins come “scudo umano” e capro espiatorio per coprire i propri errori. “Starmer ha fuorviato il Parlamento e deve dimettersi”, ha dichiarato la leader Tory, sollecitando i deputati laburisti a scaricare il loro leader.
Anche i Liberaldemocratici, guidati da Ed Davey, si sono uniti alla richiesta di sfiducia, definendo “velleitaria” l’idea di fare un favore a Trump designando una figura “screditata” come Mandelson, già noto per i suoi legami con il faccendiere Jeffrey Epstein e per passate consulenze in Russia e Cina.
Il portavoce di Starmer ha negato ogni pressione impropria, distinguendo tra “sollecitare aggiornamenti” e “ignorare le verifiche di sicurezza”. Nel tentativo di placare le polemiche, Downing Street ha definito Robbins un funzionario di “grande integrità“, pur ribadendo che il suo licenziamento è scaturito da un “errore di giudizio” nel non aver rivelato tempestivamente che Mandelson non aveva superato i controlli.
Dall’altra parte dell’Oceano, Donald Trump ha approfittato della situazione per infierire sul primo ministro britannico. In un post su Truth, Trump ha commentato: “Starmer ha ammesso un errore di valutazione. Sono d’accordo, quella di Mandelson è stata una pessima scelta. C’è ancora tempo per rimediare!”.