WASHINGTON - Il governo Trump perde il suo terzo esponente femminile in meno di un mese. La Segretaria al Lavoro, Lori Chavez-DeRemer, ha rassegnato le dimissioni dall’incarico ieri, 20 aprile 2026, travolta da un’indagine dell’ispettore generale su gravi episodi di cattiva condotta che coinvolgono sia lei che il suo staff più stretto.
La notizia è stata diffusa tramite un post su X dal direttore della comunicazione della Casa Bianca, Steven Cheung, il quale ha utilizzato una formula di congedo ormai familiare: Chavez-DeRemer lascerà l’amministrazione per “assumere un incarico nel settore privato”. Si tratta della stessa motivazione ufficiale impiegata recentemente per l’allontanamento della Procuratrice Generale Pam Bondi e per il ridimensionamento di Kristi Noem (ex Sicurezza Interna), ora relegata a un ruolo simbolico per la sicurezza in America Latina.
Il posto di Chavez-DeRemer sarà preso ad interim da Keith Sonderling, attuale vice segretario.
Nonostante le lodi pubbliche di rito, il siluramento era nell’aria da settimane. Chavez-DeRemer era finita sotto la lente dell’ispettore generale del dipartimento, Anthony D’Esposito, già dallo scorso gennaio. L’inchiesta ha fatto emergere uno scenario di profonda disfunzione etica.
L’ormai ex ministra è stata accusata di una relazione extraconiugale con un membro della sua scorta, Brian Sloan, il quale si era dimesso a marzo per non collaborare con gli inquirenti. Sono emersi inoltre dettagli su consumi di alcol durante l’orario d’ufficio e sull’utilizzo di fondi pubblici per scopi personali, mentre alcuni collaboratori avrebbero inventato impegni ufficiali inesistenti per giustificare e facilitare i viaggi privati della Segretaria.
Infine, il New York Times ha riportato accuse di molestie sessuali rivolte al marito della ministra, il quale avrebbe inviato messaggi inappropriati a giovani membri dello staff, portando il dipartimento a proibirgli l’ingresso nella sede centrale.
Le dimissioni non hanno colpito solo il vertice. Sotto la pressione della Casa Bianca, si sono dimessi anche il capo di gabinetto Jihun Han e la vicecapo Rebecca Wright. A questi si aggiunge il licenziamento di Melissa Robey, responsabile della preparazione eventi, allontanata subito dopo essere stata interrogata dagli investigatori.
Inizialmente la Casa Bianca aveva tentato di fare scudo, con la portavoce Karoline Leavitt che definiva le accuse “false” e lodava il lavoro “straordinario” della ministra. Tuttavia, la gravità delle prove raccolte ha reso insostenibile la sua permanenza, confermando una fase di estrema instabilità per le figure femminili dell’esecutivo.