BRUXELLES - La tensione diplomatica all’interno dell’Unione Europea raggiunge un nuovo picco a Lussemburgo, in occasione del Consiglio Affari Esteri. Spagna, Belgio, Irlanda e Slovenia hanno ufficialmente riportato sul tavolo la richiesta di sospendere (totalmente o parzialmente) l’Accordo di Associazione tra l’Ue e Israele, citando violazioni sistematiche dei diritti umani e del diritto internazionale. 

Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares Bueno, ha lanciato un appello accorato ai partner europei, sottolineando che oggi “l’Europa si gioca la sua credibilità“. La richiesta di Madrid si basa sull’articolo 2 dell’accordo, che vincola le relazioni bilaterali al rispetto dei diritti umani. 

Secondo Albares, la situazione è drasticamente peggiorata rispetto alle precedenti consultazioni. Il ministro ha denunciato gli ordini illegali di espulsione nel Libano del Sud e i bombardamenti indiscriminati su obiettivi civili, segnalando inoltre l’espansione incontrollata degli insediamenti illegali in Cisgiordania e le violazioni sistematiche del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Albares ha concluso affermando che è giunto il momento di inviare un segnale forte, poiché non è possibile mantenere lo stesso rapporto se Israele non cambia rotta. 

A dare manforte alla linea spagnola è intervenuto il vicepremier e ministro degli Esteri belga, Maxime Prévot. Consapevole della frammentazione interna all’Unione, Prévot ha proposto una strategia pragmatica: una sospensione almeno parziale dell’accordo, riconoscendo che uno stop totale è attualmente “fuori portata” a causa delle diverse posizioni tra i ventisette. 

Prévot ha evidenziato nuovi elementi di preoccupazione che minano i valori europei, citando i livelli di aggressività senza precedenti raggiunti dalla violenza dei coloni in Cisgiordania. La recente adozione di una legge sulla pena di morte è stata inoltre definita dal ministro belga come un attacco diretto ai principi dell’Unione.  

Reduce da un incontro bilaterale con il premier palestinese e dal lancio della conferenza per la soluzione a due Stati insieme a Kaja Kallas, il ministro ha dichiarato che “dobbiamo essere in grado di alzare la posta in gioco sulle sanzioni per influenzare il dibattito”. 

La discussione odierna pone l’Ue di fronte a un dilemma fondamentale: mantenere aperto il canale di dialogo economico e politico garantito dall’accordo di associazione o attivare le clausole di salvaguardia per esercitare pressione sul governo di Tel Aviv. Per i ministri di Spagna e Belgio, la “spirale di violenza” e il mancato rispetto delle norme internazionali non consentono più il mantenimento dello status quo.