SYDNEY – Woolworths finisce sotto inchiesta per una campagna promozionale che, secondo l’autorità per la concorrenza, avrebbe indotto i clienti a credere in sconti inesistenti.

In tribunale, l’Australian Competition and Consumer Commission (ACCC) ha descritto la strategia come una forma di “magia sottile”, capace di influenzare la percezione dei consumatori senza offrire un reale vantaggio economico.

Secondo l’accusa, il gruppo della grande distribuzione avrebbe aumentato per alcune settimane i prezzi di centinaia di prodotti, per poi ridurli nell’ambito della promozione “prices dropped”. Il problema, sostiene l’ACCC, è che i nuovi prezzi erano spesso pari o superiori a quelli originari, creando così un risparmio solo apparente.

“La forza del messaggio ‘prezzi ridotti’ sta nel far credere che il nuovo prezzo stabile sia inferiore al precedente”, ha spiegato in aula il legale dell’autorità, Michael Hodge. Un messaggio che, secondo l’accusa, suggerisce al consumatore un’azione straordinaria da parte del supermercato, quando in realtà non ci sarebbe alcun beneficio concreto.

Il procedimento, avviato nel 2024, coinvolge anche Coles, ma non ipotizza accordi tra i due colossi né comportamenti anticoncorrenziali coordinati. L’attenzione è invece concentrata su possibili violazioni delle norme a tutela dei consumatori.

Durante l’udienza a Sydney presso la Corte Federale, il giudice Michael O’Bryan ha sollevato dubbi sull’impatto effettivo delle etichette promozionali. A suo avviso, i clienti non analizzano in modo approfondito i cartellini, ma si affidano a un’impressione generale. Proprio per questo, ha osservato, è plausibile che interpretino il prezzo indicato come uno sconto reale.

L’ACCC sostiene che la condotta abbia riguardato 265 prodotti nell’arco di circa 20 mesi tra il 2021 e il 2023, per un totale di milioni di vendite. In aula saranno esaminati nel dettaglio 12 articoli rappresentativi, tra cui biscotti Tim Tams, barrette ai cereali e cracker.

Woolworths respinge le accuse e afferma di non aver mai ingannato i clienti. L’azienda richiama il contesto inflattivo successivo alla pandemia, sostenendo di aver cercato di contenere i prezzi lavorando con i fornitori.

Il caso si inserisce in un clima di crescente attenzione sul settore dei supermercati, già oggetto di indagini sui margini e sui prezzi praticati. Pur non avendo riscontrato abusi evidenti, l’ACCC ha indicato possibili interventi futuri con nuove norme sui prezzi eccessivi previste dal 2026.