WASHINGTON – Il direttore dell’FBI Kash Patel ha avviato una causa per diffamazione contro la rivista The Atlantic e la giornalista Sarah Fitzpatrick, accusandoli di aver pubblicato informazioni false e dannose sulla sua condotta personale e professionale.

Al centro della disputa c’è un articolo che riportava testimonianze anonime secondo cui Patel avrebbe avuto problemi con l’alcol tali da compromettere la sicurezza nazionale. Il pezzo citava oltre venti fonti che parlavano di “ebbrezza evidente” e di assenze non spiegate, sostenendo che tali comportamenti avrebbero creato preoccupazione all’interno dell’FBI e del Dipartimento di Giustizia.

Secondo la ricostruzione pubblicata, alcune riunioni sarebbero state rinviate a causa di notti segnate dal consumo di alcol e il direttore sarebbe stato talvolta irraggiungibile, con conseguenze su decisioni operative urgenti. Accuse che Patel ha respinto con fermezza.

“È tutto falso, ci vedremo in tribunale”, aveva dichiarato già prima della pubblicazione. Dopo l’uscita dell’articolo, ha ribadito la sua posizione, sostenendo che la rivista fosse stata informata della versione ufficiale ma abbia comunque scelto di pubblicare contenuti non veritieri.

La causa, depositata presso il tribunale federale del Distretto di Columbia, chiede un risarcimento di 250 milioni di dollari. Nel ricorso si sostiene che The Atlantic abbia superato i limiti della critica legittima, pubblicando affermazioni “fabbricate” con l’obiettivo di danneggiare la reputazione del direttore e spingerlo a lasciare l’incarico.

Un elemento centrale dell’azione legale riguarda una comunicazione inviata dall’avvocato di Patel alla redazione prima della pubblicazione. Nella lettera si chiedeva più tempo per rispondere alle 19 accuse individuate, ma secondo la denuncia l’articolo sarebbe stato pubblicato poche ore dopo senza attendere chiarimenti.

Dal canto suo, The Atlantic ha difeso il proprio lavoro, affermando di mantenere piena fiducia nell’accuratezza dell’inchiesta e annunciando che si opporrà alla causa in tutte le sedi legali.

Il caso ruota attorno al concetto giuridico di “malafede effettiva”, necessario negli Stati Uniti per dimostrare la diffamazione nei confronti di figure pubbliche. Patel dovrà provare che la rivista sapeva che le informazioni erano false oppure che ha ignorato consapevolmente dubbi sulla loro veridicità.

La vicenda si inserisce nel più ampio dibattito sul rapporto tra stampa e potere, con implicazioni rilevanti sia sul piano legale sia su quello istituzionale.