BOLOGNA – Romanzi horror per ragazzi? Thriller e mistery per bambini? Non è una provocazione, ma la scelta editoriale della casa editrice per ragazzi Pelledoca, che si occupa solo di questi generi. Per esplorare la paura (ovviamente in modo calibrato per le diverse fasce di età) e amplificarla con l’immaginazione. Per capire in che modo la paura ci può rendere più forti e coraggiosi.

Il risultato sono “storie da brivido”, capaci di tenere il lettore con il fiato sospeso e gli occhi incollati alla pagina. Dimenticandosi del cellulare e delle mille distrazioni a cui sono sottoposti i ragazzi.

Il Globo, presente alla Bologna Children’s Bookfair, ha intervistato alcuni autori della “scuderia” per capire in che modo il genere si fonde con la loro personalità, interessi e stile di scrittura.

Chiara Valentina Segré, per esempio, ha una doppia anima: quella di chi scrive con i piedi per terra e la testa tra le nuvole.

Scienziata di formazione, i misteri dei suoi romanzi hanno sempre una spiegazione razionale, contro ogni forma di superstizione. “Ma nella finzione letteraria non chiudo mai del tutto la porta al paranormale – dice –. Io stessa sento molto forte e chiaro un afflato verso l’immaginario”.

Lo scontro tra superstizione e scienza la coinvolge come tema etico. “Quando la superstizione, da gioco o leggenda, prende potere, rischia di trasformarsi in qualcosa di malvagio, in grado di rovinare la vita delle persone – dice –. È allora che diventa necessario fare appello alla razionalità, per non farsi trascinare da paure irrazionali, da fenomeni di paranoia collettiva”.

È esattamente ciò che racconta in Lo scheletro del pozzo, ambientato in Salento. Il ritrovamento di uno scheletro preistorico (che realmente appartiene a un uomo di Neanderthal di ceppo salentino) riaccende una credenza popolare secondo cui le ossa appartengano in realtà a una strega che si sarebbe vendicata sulla comunità.

“In realtà una ‘strega’ in questa vicenda c’è – dice Segré –. Una povera ragazza che, nel passato, era stata ingiustamente accusata, proprio a causa di voci di paese”.

Il romanzo, dunque, affronta – sebbene in modo laterale – anche un tema femminista, legato ai pregiudizi e all’oppressione. “E non a caso, chi risolverà il mistero sarà un’altra ragazza, la protagonista femminile del romanzo”. Sarà proprio quest’ultima che, nelle ultime pagine del libro, crederà di sentire la voce della coetanea vittima della superstizione, che la ringrazia.

“Il metodo scientifico – conclude l’autrice – insegna anche a essere critici, a farsi domande, anziché dare per scontato che la maggioranza ha sempre ragione”.

Ma attenzione. Per Segré “ciò che conta è sempre la storia” (come dice Stephen King), che viene prima del “messaggio” e del contenuto scientifico. “L’intreccio, i personaggi, il conflitto devono reggersi sulle proprie gambe”, afferma.

Per Daniele Nicastro il mistero e il paranormale non hanno nemmeno necessità di essere giustificati (nella finzione letteraria, ovviamente), come testimoniano le trame dei suoi romanzi.

Il ponte dei cani suicidi racconta di un paesino dove i cani iniziano, uno dopo l’altro, a buttarsi da un antico ponte romano.

“Una trama che crea qualche resistenza negli adulti – confessa –. Ma il titolo funzionava e l’editore ha voluto scommettere sulla capacità di andare oltre la letteralità, fidandosi del fiuto dei docenti che lo adottano. È più che altro un libro sulle paure”. E sulla possibilità di superarle solo guardando in faccia l’oscurità, ma quella dentro di noi.

Gli spiriti dello tsunami nasce da un fenomeno che è stato oggetto di studio da parte di psicologi e sociologi. In Giappone, dopo lo tsunami del 2011, centinaia di persone giuravano di aver visto sul posto, nella regione di Tōhoku, la più devastata, i fantasmi dei dispersi (circa 5000), che non riuscivano a trovare la pace necessaria per allontanarsi definitivamente dalla dimensione terrena.

Tra le “vittime” di questa allucinazione collettiva c’è anche Andrea, arrivato alla ricerca del fratello Marco, professore di italiano in Giappone. Andrea è convinto che suo fratello sia stato un eroe, che abbia salvato bambini, ma si fa strada un’altra possibile verità, con cui il ragazzo dovrà confrontarsi.

“Volevo scrivere un horror puro, basato sui miti del Giappone – dice Andrea –. Ma poi ha preso il sopravvento il tema del dolore, del lutto mancato, dell’accettazione che sembra una resa, ma alla fine è l’unica condizione per potere andare avanti”.

Totalmente lontana da suggestioni soprannaturali è invece Sara Magnoli, che si dedica al thriller legati al dark web e ai delitti cyber.

“Intendiamoci – chiarisce subito –. Non è che alla mattina mi sveglio e mi dico ‘oggi scrivo di questo’. Ma ricevo sollecitazioni, come tutti, dalle notizie di cronaca e da fatti che riguardano persone che conosco. In particolare, anni fa rimasi molto scossa dal fenomeno Blue Whale: persone che obbedivano agli ordini di qualcuno che non conoscevano né vedevano”.

Da lì il desiderio di approfondire. Sara si imbatte in storie di adescamenti online da cui capisce “che il fenomeno era più radicato di quanto pensassi”, afferma.

Nasce così Dark Web, scritto dopo essersi documentata con psicologi e funzionari della polizia postale per creare un contesto verosimile. La sua formazione di giornalista non mente.

“Dopo la pubblicazione, alcuni genitori mi hanno fatto sapere che anche grazie al libro si erano accorti che i figli erano a rischio”, dice.

In Fuori dal branco affronta il tema delle baby gang, mentre Il cuore in guerra tocca il fenomeno del revenge porn tra adolescenti, con una protagonista ricattata da un compagno che l’ha fotografata dopo averle sciolto droga nel bicchiere.

“Nei miei libri non troverete mai un’invettiva contro il web – avverte –. Fa parte della nostra vita, nel bene e nel male. Quello che mi interessa è creare consapevolezza. Nei ragazzi, che conoscono il mezzo ma non ne hanno coscienza. E negli adulti, che conoscono i rischi, ma non il mezzo”.

Autori e romanzi molto diversi che hanno un punto in comune: le storie ci insegnano a dare un nome a timori e insicurezze. La paura può assumere diverse sfumature: tensione, ansia, sfiducia nelle proprie possibilità… A volte, soprattutto durante l’adolescenza, rischia di trasformarsi in un disagio sociale, un ritiro dal mondo, una resa. Per affrontarla serve un compagno: il coraggio, che trasforma in avventura quell’impresa disperata che è diventare grandi.