ROMA - A quasi quattro mesi dalla tragedia del rogo del locale Constellation a Crans-Montana, tre famiglie dei ragazzi italiani rimasti feriti hanno ricevuto salatissime fatture dall’ospedale cantonale di Sion.  

Gli importi vanno da poco più di 18mila euro (17mila franchi) fino a 73mila euro (66.810 franchi) per un brevissimo ricovero. In calce a ogni parcella, una piccola postilla rassicurante: “La fattura non deve essere pagata”.  

Si tratterebbe di “un errore” - così definito nei corridoi governativi del Cantone del Vallese - probabilmente generato da un funzionario eccessivamente zelante o distratto. 

Il dipartimento cantonale della sanità, che fa capo direttamente al presidente vallesano Mathias Reynard, ha voluto precisare che “le prestazioni mediche dell’ospedale del Vallese non sono a carico delle famiglie”.  

A risolvere l’impasse è stata una telefonata, nel pomeriggio di lunedì, tra Reynard e l’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado. “Il presidente del Cantone del Vallese mi ha assicurato che nulla è dovuto dalle famiglie agli ospedali e che le spese sanitarie saranno sostenute in toto dal Cantone, ed eventualmente dalla Confederazione svizzera”, ha dichiarato, ribadendo che “nulla sarà chiesto allo Stato italiano, come del resto avevano annunciato sin dall’inizio”. 

Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Regione Lombardia che rappresenta le famiglie nella fondazione Beloved - nata a Sion per sostenere le vittime della tragedia - ha aggiunto: “È chiaro che non esiste che qualcuno debba sborsare un solo euro per quello che è successo”.  

Cornado e Reynard si rivedranno a Martigny venerdì 24 aprile per risolvere definitivamente il “disguido” e fare progressi sul complesso dossier dei risarcimenti.  

L’avvocato Domenico Radice, portavoce dell’amarezza delle famiglie, ha definito “inopportuna” l’iniziativa della struttura sanitaria: “In linea generale riteniamo che le spese debbano essere a carico delle autorità svizzere, anche considerate le presunte responsabilità pubbliche finora emerse. L’invio delle fatture poteva essere evitato”.