BUENOS AIRES – Javier Milei non cede. E porta daanti alla  Corte Suprema il conflitto sul finanziamento delle università pubbliche. Attraverso la Procurazione del Tesoro, il governo ha presentato un ricorso straordinario per cercare di sospendere l’applicazione della legge che obbliga ad aggiornare gli stipendi e a garantire il funzionamento del sistema.

La presentazione è stata depositata alla Camera d’Appello in materia Contenzioso amministrativo federale, con l’obiettivo di far arrivare il caso al massimo tribunale. La richiesta include anche la sospensione dell’esecuzione della norma. Questo permetterebbe di rinviare l’erogazione dei fondi.

La mossa arriva dopo che la giustizia aveva ordinato di rispettare la legge. Per questo motivo, nonostante il ricorso sia stato avviato, lo Stato resta formalmente obbligato a effettuare i trasferimenti, a meno che la Corte non conceda la sospensione.

Alla Casa Rosada sostengono che la norma non possa essere applicata. Secondo il governo, non definisce la provenienza delle risorse e la sua attuazione comprometterebbe l’equilibrio fiscale. Viene inoltre contestata la sentenza giudiziaria, ritenuta un’ingerenza in decisioni di bilancio che spettano all’Esecutivo e al Congresso.

Alla base c’è un conflitto istituzionale che si trascina dallo scorso anno. La legge era stata approvata dal Congresso, ma Javier Milei - in quanto presidente – ha posto il veto. Malgrado tutto, la legge è stata successivamente confermata con una maggioranza qualidicata. L’Esecutivo ha cercato di bloccarla per decreto, ma la giustizia l'ha obbligato ad applicarla. Ora la decisione potrebbe passare alla Corte Suprema.

La protesta si è manifestata anche nelle piazze. Venerdì docenti, studenti e lavoratori universitari hanno marciato con torce verso l’Obelisco per chiedere il rispetto della legge. La mobilitazione, promossa dai sindacati del settore, ha avuto al centro la perdita del potere d’acquisto dei salari e la carenza di finanziamenti.

La protesta fa parte di un piano di lotta in corso dall’inizio dell’anno accademico. Il 2 marzo, all’avvio delle lezioni, si era svolto uno sciopero nazionale convocato dai sindacati dei docenti per denunciare la situazione salariale e i tagli al sistema universitario.

Con il passare delle settimane si sono aggiunte altre iniziative. Ad aprile, docenti e medici dell’Universidad di Buenos Aires (Uba) hanno organizzato uno “sciopero alla giapponese”, con lezioni e assistenza gratuita in strada, per rendere visibile la situazione dell’Hospital de Clínicas e delle facoltà, in un contesto definito critico dal settore.

Dalle università si avverte che la situazione è sempre più delicata. Si denuncia una riduzione costante delle risorse in termini reali e un deterioramento del potere d’acquisto degli stipendi. In assenza di risposte, si annunciano nuove mobilitazioni.

Il governo ha già chiarito di non voler procedere con l’attuale schema. Parallelamente al contenzioso giudiziario, ha inviato al Congresso un progetto alternativo che riduce la portata degli aumenti salariali ed elimina l’aggiornamento automatico all’inflazione.

La disputa sui fondi universitari si aggiunge ad altri fronti aperti con il Congresso. Nei prossimi giorni il governo cercherà di avanzare con modifiche alla legge sulla Disabilità, una riforma della Salute Mentale e l’esame della cosiddetta “Legge Hojarasca”, un pacchetto di deregolamentazione promosso dal ministro Federico Sturzenegger.