MELBOURNE – Tecnologie che fino a pochi anni fa sembravano uscite da un film di fantascienza stanno diventando parte concreta della strategia militare australiana.

Il governo ha annunciato un sensibile aumento degli investimenti nei sistemi anti-drone, con un piano che potrebbe arrivare fino a 10 miliardi di dollari per le capacità sovrane di contrasto e 12 miliardi per i droni nel loro complesso.

Nel quadro del piano Integrated Investment Program 2026, l’esecutivo guidato dal primo ministro Anthony Albanese ha previsto fino a 7 miliardi aggiuntivi nei prossimi dieci anni per potenziare queste tecnologie. L’obiettivo è chiaro: adattarsi a un contesto strategico in rapido mutamento, segnato dall’uso massiccio di droni nei conflitti recenti, dall’Ucraina al Medio Oriente.

Il ministro dell’Industria della Difesa Pat Conroy ha presentato i primi contratti, per un valore di 31 milioni di dollari, durante una visita allo stabilimento SYPAQ Systems. “Quello che vediamo oggi sembrava appartenere a film come Star Wars. Ora è realtà”, ha detto.

Tra i progetti finanziati c’è Fractl, un sistema laser ad alta potenza capace di individuare oggetti piccoli come una moneta in rapido movimento e di neutralizzarli, fino a perforare materiali metallici. Parallelamente, l’azienda SYPAQ sta sviluppando Corvo Strike, un drone intercettore progettato per individuare, inseguire e distruggere bersagli più grandi.

Le due tecnologie sono pensate per operare insieme, creando una difesa stratificata contro minacce sempre più diffuse e difficili da intercettare. “Servono sistemi integrati per proteggere personale e infrastrutture in scenari complessi”, ha spiegato il maggiore generale Hugh Meggitt.

Un elemento centrale della strategia è il rapporto costi-benefici. I droni rappresentano una minaccia relativamente economica, ma abbatterli con missili tradizionali può risultare estremamente costoso. “Non ha senso utilizzare missili da milioni di dollari contro droni molto più economici”, ha osservato Conroy. I nuovi sistemi puntano proprio a riequilibrare questo rapporto, offrendo soluzioni più sostenibili.

L’investimento si inserisce in un più ampio rafforzamento della spesa militare, con 53 miliardi aggiuntivi previsti nel prossimo decennio. Il governo stima che la spesa per la difesa raggiungerà circa il 3% del PIL entro il 2033.

Oltre all’aspetto militare, Canberra guarda anche alle opportunità industriali. Le tecnologie sviluppate potrebbero essere esportate verso Paesi alleati, rafforzando la posizione dell’Australia in un settore sempre più competitivo e strategico.