BRUXELLES - Il Consiglio Affari Esteri a Lussemburgo si apre sotto il segno dell’ottimismo per quanto riguarda il sostegno finanziario a Kiev. L’Alta Rappresentante Ue, Kaja Kallas, ha annunciato di attendersi “decisioni positive” per il varo del prestito da 90 miliardi di euro destinato a coprire il fabbisogno ucraino per il 2026 e il 2027. La svolta arriva dopo mesi di stallo causati dall’opposizione di Budapest e Bratislava. 

La chiave per sbloccare l’impasse sembra essere energetica. Il premier uscente ungherese, Viktor Orbán, ha comunicato al presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa la disponibilità a rimuovere il veto. La decisione è legata alla ripresa dei flussi di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba, interrotti dopo i danni denunciati da Kiev. 

Il ministro degli Esteri olandese, Tom Berendsen, ha confermato i segnali incoraggianti: “Abbiamo chiesto all’Ucraina di consentire gli interventi tecnici sul Druzhba e sembra che ciò stia avvenendo. Confidiamo in un’accelerazione già questa settimana”. 

Da Berlino arriva un monito severo. Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ha esortato Budapest a non attendere il formale insediamento del nuovo governo di Péter Magyar per agire: “Lo sblocco del prestito non deve attendere il cambio di governo. Gli ungheresi vogliono un’Europa unita e sono solidali con l’Ucraina”. 

Wadephul ha inoltre ribadito l’impegno bilaterale della Germania, che fornirà a Kiev centinaia di missili Patriot e sistemi Iris-T, avviando anche una produzione congiunta di droni tedesco-ucraina. 

La presidenza cipriota ha già inserito nell’agenda del Coreper II di domani, mercoledì 22 aprile, la votazione sulla modifica del Quadro Finanziario Pluriennale (Mff), passaggio tecnico finale per erogare i fondi. Parallelamente, la Commissaria all’Allargamento Marta Kos si è detta ottimista sul fatto che il cambio di esecutivo a Budapest possa sbloccare anche l’iter di adesione di Kiev all’Ue, permettendo di aprire formalmente tutti i gruppi negoziali.