TOKYO - Il governo giapponese ha annunciato un allentamento radicale delle restrizioni all’export di armamenti, segnando il più significativo allontanamento dall’approccio rigorosamente pacifista adottato nel dopoguerra. La decisione, formalizzata oggi in una riunione guidata dalla premier Sanae Takaichi, pone fine al divieto di vendita di sistemi d’arma letali in vigore dagli anni ‘70.
Fino ad oggi, in base alla normativa del 2014, le esportazioni erano limitate a cinque settori non letali (ricerca e soccorso, trasporto, allerta, sorveglianza e sminamento). Con la nuova riforma sarà possibile trasferire quasi ogni tipo di attrezzatura per la difesa verso 17 Paesi partner, incluse fregate avanzate per le Filippine o sottomarini per l’Indonesia.
Sebbene resti il divieto generale di vendita a nazioni coinvolte in conflitti attivi, viene introdotta una clausola per “circostanze speciali” che permetterebbe forniture in nome della sicurezza nazionale. L’obiettivo dichiarato dal portavoce del governo, Minoru Kihara, è quello di trasformare l’industria della difesa in un volano di crescita economica e di autonomia strategica.
La premier nazionalista ha giustificato la mossa citando il rapido deterioramento del quadro di sicurezza regionale. “Nessun singolo Paese può ormai proteggere da solo la propria pace”, ha scritto Takaichi su X, sottolineando la necessità di integrare Tokyo nelle catene di approvvigionamento internazionali. Nonostante la svolta “assertiva”, la premier ha ribadito che il Giappone resta fedele ai principi di nazione pacifica seguiti per oltre 80 anni.
La decisione ha spaccato l’opinione pubblica e la comunità internazionale. Da un lato, la Nato e gli Stati Uniti hanno accolto con entusiasmo la notizia: l’ambasciatore Usa George Glass ha parlato di un passo verso un Indo-Pacifico più stabile, mentre la delegazione Nato vede opportunità di cooperazione industriale senza precedenti.
Di contro, la Cina ha promesso vigilanza contro quella che definisce una militarizzazione sconsiderata, con il portavoce Guo Jiakun che ha accusato Tokyo di voler resuscitare il militarismo della Seconda Guerra Mondiale. Le tensioni sono già visibili sul campo, poiché dopo il passaggio di una nave giapponese nello stretto di Taiwan, Pechino ha inviato unità navali presso la prefettura di Kagoshima.
Anche l’opinione pubblica interna resta divisa: un sondaggio NHK rivela infatti che il 53% dei giapponesi si oppone alla riforma nel timore di una deriva bellicista, a fronte di un 32% di favorevoli.