ROMA - “L’Italia ha svolto una sessione di addestramento militare fornita ad attori armati libici in violazione del paragrafo 9 della risoluzione 1970 del 2011”, ovvero l’embargo sulle armi.
Lo affermano gli esperti delle Nazioni Unite nel rapporto al Consiglio di sicurezza, secondo cui è accertato che la missione di assistenza e sostegno bilaterale in Libia ha condotto un corso sulle tecniche di combattimento, concluso il 26 dicembre 2024. Si è trattato di un addestramento “di natura militare, pertanto ha costituito una violazione”.
Nel rapporto si segnala anche che l’Italia “non ha dato spiegazioni” neppure sulla natura di una quarantina di voli militari in Libia nel periodo fine 2024-2025. Complessivamente, quelli esaminati sono stati 124 effettuati da Russia, Turchia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Italia. Tutti hanno fornito spiegazioni tranne Washington e Roma.
I voli italiani, secondo la tabella allegata al rapporto, sono tutti partiti da Pisa con destinazione principale Misurata, ma anche Tripoli e Bengasi.
Il ministero degli Esteri italiano ha risposto con una nota: “Restiamo convinti del concreto rispetto dell’impianto sanzionatorio da parte dell’Italia, anche considerando che le più recenti risoluzioni dell’Onu introducono misure di esenzione per le attività addestrative”, sostiene la Farnesina, precisando di aver “risposto alle osservazioni del panel di esperti tecnici sulla Libia”.
Secondo quanto si legge nella nota, “l’azione, senza fornitura di armamenti, viene eseguita in linea con la ‘roadmap’ delle Nazioni Unite e anche insieme ai nostri principali partner, che riconoscono e ringraziano l’Italia per il ruolo svolto”.