L’AVANA – Si sono concluse con una decina di arresti le importanti proteste antigovernative che hanno visto per la prima volta i cubani manifestare il loro malcontento contro il potere, stremati dalla peggior crisi economica degli ultimi 30 anni, aggravata dalla pandemia di Covid-19.
Nato in modo spontaneo, sin dalle prime ore del giorno l’appello a protestare è stato rilanciato sui social network, con una modalità relativamente nuova nel Paese governato dal Partito comunista e dove solitamente gli unici raduni autorizzati sono quelli del partito storico.
“Abbasso la dittatura”, “libertà”, “se ne vadano a casa” sono alcuni degli slogan urlati da migliaia di cubani alle prese con penurie di cibo e medicinali che stanno aggravando il malessere sociale. I momenti di maggior tensione tra manifestanti e forze dell’ordine, intervenute per disperdere gli insoliti cortei, si sono registrati all’Avana e nella piccola città di San Antonio de los Banos, a una trentina di chilometri dalla Capitale.
Secondo i bilanci ufficiali diffusi al termine della giornata di proteste, almeno 10 persone sono state arrestate negli interventi delle forze dell’ordine per disperdere i cortei e che hanno colpito manifestanti con dei tubi in gomma. Per bloccare le manifestazioni, a San Antonio de los Banos le autorità hanno dispiegato un importante contingente di poliziotti e militari.
“L’ordine di combattere è già stato dato. Rivoluzionari del Paese, tutti i comunisti, scendete per strada nei prossimi giorni in risposta alle provocazioni. Dobbiamo affrontarli in modo deciso, fermo e coraggioso”: è stata la risposta espressa in un intervento televisivo dal presidente Miguel Diaz-Canel, che ha accusato la “mafia cubana ed americana” di essere all’origine dell’insurrezione.
Da Washington è arrivata la risposta della vice segretaria di Stato Usa per le Americhe, Julie Chung, che su Twitter si è detta “molto preoccupata per gli appelli a combattere” arrivati da Cuba, invitando le parti “alla calma” e ribadendo il “diritto del popolo cubano a manifestare pacificamente”.
“[Gli Stati Uniti stanno] con forza dalla parte del popolo cubano”, ha poi scandito il presidente Joe Biden. Il capo della Casa Bianca ha esortato le autorità dell’Avana di “ascoltare” le proteste dei cubani che chiedono la fine della “repressione” e della povertà. “Stiamo con il popolo cubano e la loro chiara richiesta di libertà e conforto dalla tragica morsa della pandemia e dai decenni di repressione e sofferenza economica a cui è stato sottoposto dal regime autoritario di Cuba”.
“Sarebbe un grave errore” da parte del regime accusare gli Stati Uniti per le proteste, come ha detto il segretario di Stato americano, Antony Blinken.