L’AVANA - L’offensiva di Donald Trump contro quello che definisce il “regime fallito” di Cuba sembra aver prodotto un effetto paradossale: invece di far cadere il governo, ha rinsaldato la presa del potere da parte della famiglia Castro.
Secondo il giornalista in esilio Abraham Jimenez Enoa, il futuro dell’isola dipende ancora da una vera e propria “monarchia”, con una nuova generazione che sta gestendo i difficili negoziati con Washington in nome del patriarca 94enne, Raúl Castro.
Al centro del dialogo con gli Usa, emerge la figura di Raúl Rodríguez Castro, noto come Raulito o El Cangrejo (il granchio). Nipote preferito dell’altro Raúl – con i suoi 41 anni e una laurea in Finanza – Raulito gode della fiducia totale del nonno.
Dopo una giovinezza caratterizzata da uno stile di vita meno rigoroso (con video che lo ritraevano su yacht o in discoteca), ha recentemente adottato un profilo più discreto, diventando un interlocutore chiave per i diplomatici europei. Recentemente è stato inviato al vertice delle nazioni caraibiche a St. Kitts, dove ha avuto il primo faccia a faccia con il Segretario di Stato Usa, Marco Rubio.
Parallelamente, è tornato in scena suo padre, Alejandro Castro Espín, generale soprannominato El Tuerto (il guercio) per una ferita riportata in Angola.
Considerato un “falco” ortodosso ma pragmatico, Alejandro non è nuovo ai rapporti con Washington: fu lui il capo negoziatore dei colloqui segreti che portarono allo storico disgelo con l’amministrazione Obama nel 2015. Dopo essere stato messo ai margini dai primi anni di presidenza Trump, Alejandro è ora tornato a gestire i canali di comunicazione per conto della famiglia.
In caso di un accordo con gli Stati Uniti che preveda le dimissioni dell’attuale presidente Miguel Díaz-Canel, il successore più accreditato è Oscar Pérez-Oliva Fraga. Nipote di Angela Castro (sorella di Fidel e Raúl), Pérez-Oliva è l’attuale vicepremier e ministro del Commercio Estero. La sua ascesa è stata fulminea: da manager nel porto di Mariel a figura di spicco dell’Assemblea Nazionale.
Pérez-Oliva rappresenta il volto “business” del regime. Recentemente ha aperto agli investimenti degli esuli cubani residenti negli Usa, lanciando il messaggio che “Cuba è aperta agli affari”. La sua forza deriva dal legame con il Gaesa, il colosso economico gestito dai militari che controlla oltre il 40% dell’economia nazionale.
“I Castro controllano Gaesa e Gaesa è il vero centro del potere”, spiega Alejandro de la Fuente, ricercatore di Harvard, sottolineando come l’intesa tra la famiglia e le forze armate resti il pilastro del sistema.
Dietro questi giovani leader rimane la presenza simbolica di Raúl Castro, che incarna l’intero arco della Rivoluzione. Sebbene appaia raramente in pubblico (l’ultima volta a gennaio per i funerali dei militari uccisi nel raid Usa contro Nicolás Maduro), la sua influenza guida i nipoti e i figli in questo delicato passaggio storico. L’amministrazione Trump, pur mantenendo una retorica di massima pressione, si trova di fatto a negoziare con gli eredi diretti di quella dinastia che afferma di voler abbattere.